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NOSnews lunedì 08 marzo 2021 ore 15:48

Il Giardino dei Giusti alla scuola di Campo

Gli alunni della III A di Campo nell'Elba

Il Giardino dei Giusti delle Nazioni è stato inaugurato nella scuola di Campo nell’Elba per ricordare coloro che salvarono migliaia di ebrei



CAMPO NELL'ELBA — Un giardino ritagliato nel cortile della scuola, 21 pietre di inciampo con un disegno, le iniziali di un nome e una data di nascita e di morte collocate sotto un albero di Carrubo appena piantato. Il confine di quel giardino oggi erano 21 studenti della classe 3 A dell’Istituto comprensivo "Giuseppe Giusti" di Campo nell'Elba che hanno deciso di far nascere il Giardino dei Giusti nella loro scuola. 

Sono stati proprio i ragazzi a raccontare, una per una, le storie di alcuni di questi Giusti Italiani che hanno contribuito a salvare molte vite innocenti dalla persecuzione nazista e che per tale ragione sono celebrati nel Giardino dei Giusti del Museo Yad Vashem di Gerusalemme. Ora anche il piccolo monumento ritagliato nel cortile della scuola entrerà a far parte della rete costruita in Italia e nel mondo per ricordare le storie di questi italiani che si sono distinti per il loro coraggio e per la loro umanità.

Le pietre di inciampo preparate dai ragazzi

“Abbiamo scelto di costruire questo giardino per attualizzare il ricordo. I miei ragazzi hanno fatto un lavoro incredibile su ogni singola storia e l’hanno fatta propria – ha raccontato la professoressa Sabina Salari che ha guidato i ragazzi in questo progetto -. Sono stati incredibili nella precisione con la quale hanno fatto le ricerche ma soprattutto perché sono riusciti a creare un’empatia profonda con le vicende che hanno scelto di raccontare”.

Anche il preside Davide Gambero ha sottolineato la grande umanità che ha caratterizzato il lavoro di tutta la classe ed ha spiegato che il progetto andrà avanti anche nei prossimi anni. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio dell’Amministrazione comunale ed è stato il sindaco Davide Montauti durante la cerimonia a sottolineare il valore del lavoro fatto dalla scuola.

“Sono orgoglioso di essere qui ad inaugurare insieme al Preside, agli insegnanti e ai ragazzi questo luogo simbolico. - ha detto il sindaco - La vostra iniziativa regala a questa Comunità una testimonianza di grande valore e questo giardino assume un senso simbolico ancore più grande perché realizzato dentro la scuola, costruito e voluto dai ragazzi”. 

E, rivolgendosi agli studenti il sindaco ha voluto lanciare un messaggio di speranza: "Spero davvero che quest’albero di carrubo cresca saldo e forte come i valori che vi hanno ispirato nella vostra ricerca e che le storie fissate in queste pietre di inciampo siano di esempio quando sarete chiamati a scegliere il vostro posto nel mondo”.

E sono stati loro, gli studenti della  terza i protagonisti di questa giornata attraverso i loro racconti a volte interrotti dall’emozione e dalla commozione. Hanno interpretato in prima persona le storie dei Giusti ai quali hanno dato la voce come se fosse la loro autobiografia. Ecco che Asia è diventata Benedetto De Beni, l’ingegnere che in Ucraina salvò due ragazze musiciste e fu confinato in un campo di concentramento, Lucrezia ha interpretato Guido Morganti, il sarto che salvò due famiglie dalle deportazioni, Emma ha dato voce a Emilia Marinella Valori che usava il magazzino della sua tabaccheria per nascondere ebrei e partigiani. Filippo è stato Carlo Tagliabue, il direttore della Casa di Cura dove nascose e salvò 30 persone, Tommaso ha interpretato la storia di Gino Bartali, il campione di ciclismo che nascondeva i documenti nel manubrio e nel sellino della bicicletta per salvare gli ebrei dalle deportazioni. “Il bene si fa ma non si dice…”. 

Alice ha raccontato il coraggio di Maria Agnese Tribbioli la suora che nascose in convento decine di persone salvandole dalle deportazioni e davanti agli ufficiali delle SS disse: "Qui ci sono solo figli di Dio”. Silvia ha dato voce a Giovanni Palatucci, Commissario dell’Ufficio stranieri della Questura di Fiume che decise di falsificare documenti per salvare gli ebrei e per questo nel ’44 fu arrestato dai nazisti e deportato a Dachau dove è morto a soli 36 anni. Daniele è diventato Don Enzo Boni Baldoni, il parroco di Quara di Toano che ha salvano decine di vite di partigiani e fuggitivi, Leone ha raccontato le vicende di Francesco Tirelli, gelataio in Ungheria che nel retrobottega nascondeva gli ebrei e forniva loro i passaporti falsi per fuggire dai nazisti. Zaccaria è stato Giorgio Perlasca, un commerciante italiano che, in pochi mesi, fingendosi diplomatico spagnolo ha salvato 5000 ebrei ungheresi. 

Francesco ha dato voce ad Andrea Schivo agente di custodia a San Vittore dove salvò una famiglia di ebrei da morte certa e per questo finì nel campo di concentramento di Flossenburg dove morì prima di essere liberato. Usa ha ricordato la storia di Lorenzo Perrone, il muratore italiano che mentre costruiva un muro ad Auschwitz riuscì ad aiutare a sopravvivere Primo Levi grazie alla sua amicizia. Martina, Alex e Viola hanno raccontato la storia di Giacomo Bassi, Giuseppe Castruccio e Calogero Marrone che hanno salvato decine di vite fornendo falsi documenti di cittadinanza. Calogero Marrone è stato incarcerato ed è finito nel campo di sterminio di Dachau.

Marianna ha dato voce alla storia di Salvatore Corrias che salvò decine di persone portandole in Svizzera e che è stato ucciso dalla Brigate Nere. Marco ha raccontato la storia del livornese Giovanni Gelati che salvò da morte certa i figli dell’amico Cesarino. Isabella, Melany e Vittorio hanno narrato le vicende di Giovanni Barbareschi, Amelia Cerruti e Don Eugenio Bucca. Fabio era Carlo Angela, il padre di Piero Angela, medico psichiatra che ha salvato decine di vite con certificati medici e malattie inventate.

L’ultima pietra di inciampo, posta sotto l’albero del Giardino dei Giusti “del Giusti” l’ha deposta la professoressa Sabina Salari. E’ quella dedicata a Primo Levi e sopra c’è la penna dello scrittore simbolo della parola scritta che fissa per l’eternità la testimonianza di tutto quello che è accaduto e che non deve più accadere.

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