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Venerdì 25 Settembre 2026

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Il lavoro invisibile delle donne

di Federica Giusti - Venerdì 25 Settembre 2026 ore 08:00

La cena è quasi pronta. La lavatrice sta finendo. Domani c’è da ricordarsi della visita dal pediatra, comprare il regalo per il compleanno della nonna, controllare i compiti, prenotare il dentista.

Lei si lamenta con il compagno dicendo: “Sono stanca, non ce la faccio più!” e lui risponde: “Dimmi cosa posso fare per aiutarti!”.

È un’affermazione semplice quella di lui. Eppure, a volte, pesa, e fa arrabbiare.

Perché dietro quel «cosa posso fare?» c’è tutto un lavoro che spesso non si vede: ricordare, prevedere, organizzare, anticipare i bisogni degli altri. Non è soltanto fare. È pensare continuamente a ciò che deve essere fatto. E condividere diventa un doversi occupare di rammentare ad un’altra persona ciò che la donna deve ricordarsi da sola.

Parlo di donne perché in molte famiglie questo compito ricade ancora soprattutto sulle donne. Anche quando il partner collabora concretamente, può essere lei a mantenere nella mente la lista invisibile delle cose da fare: quando scade una bolletta, quale bambino ha bisogno delle scarpe nuove, cosa portare alla festa di scuola, quando fissare una visita.

È quello che viene spesso definito carico mentale.

Il problema non è soltanto la quantità di attività. È la sensazione di essere il punto di riferimento permanente, quella persona che deve accorgersi delle cose prima che diventino problemi.

Se una è stanca per preparare la cena e le viene chiesto cosa dover cucinare, sicuramente il lavoro in sé le viene risparmiato, ma le rimane il carico di dover pensare, di non poter essere libera di arrivare a tavola senza essersi occupata di niente, neanche del pensiero della cena.

Dal punto di vista psicologico, vivere a lungo in questa modalità può rendere difficile staccare davvero. Anche quando finalmente ci si siede sul divano, la mente continua a lavorare. «Domani devo…». «Non devo dimenticare…». «E se succedesse…?».

Così il riposo rischia di diventare un’altra attività da incastrare nell’agenda.

E quando il carico diventa eccessivo possono comparire irritabilità, stanchezza, senso di colpa, difficoltà di concentrazione e la percezione di non avere mai fatto abbastanza. Non perché la persona sia fragile, ma perché nessuna mente può restare continuamente in modalità organizzazione senza pagare un prezzo.

C’è poi un paradosso: proprio perché questo lavoro è invisibile, spesso viene riconosciuto soltanto quando non viene più svolto.

Forse per cambiare le cose non basta chiedere: «Come posso aiutarti?». Quella domanda, infatti, lascia ancora a una persona il compito di sapere cosa c’è da fare.

Una divisione più equilibrata della responsabilità familiare significa anche condividere la regia: accorgersi, ricordare, programmare, prendere iniziative. Non soltanto eseguire.

Che sia al femminile o declinato al maschile, nessuno in una famiglia dovrebbe essere la sola persona incaricata di tenere tutto insieme.

E forse, a volte, il primo passo è proprio questo: rendere visibile ciò che per troppo tempo è rimasto nella testa di qualcuno. Dare un nome a quel peso significa già iniziare a distribuirlo.

Federica Giusti

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