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Messe anti Covid, l'esperienza di un parroco

Le chiese riaprono le porte e accolgono i fedeli seguendo le nuove precauzioni da adottare per limitare il contagio dell'epidemia di Covid 19



PISA — Così come gli studenti si sono trovati davanti a un lungo periodo di mancanze, assenze e privazioni, anche i fedeli delle comunità religiose hanno avuto difficoltà.

Anche i parroci sono riusciti ad adattarsi alle circostanze riuscendo a trovare soluzioni “telematiche” per rimanere vicino ai fedeli e in particolare a coloro che si erano sentiti, per un periodo, persi.

Da qui è nata l’intervista a don Roberto Canale, parroco della parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, a Riglione, e di San Michele Arcangelo, a Oratorio, entrambe vitali frazioni della città di Pisa.

Don Roberto, come ha reagito di fronte alla notizia che non si sarebbe potuta celebrare più la messa?

"Dal 18 Maggio riapriamo le chiese per celebrare le messe. Devo dire che in realtà queste non sono mai state sospese e che io ho celebrato sempre, tutti i giorni, da solo, ma in “streaming”. L’unica cosa che è mancata è stata la partecipazione fisica delle persone e quindi il dialogo, l’intesa, la sintonia e direi quasi la complicità che s’instaura, nella celebrazione, con i fedeli".

Possiamo ritenerci fortunati di vivere in un’epoca che, con pochi “click”, ci consente di connetterci tra di noi. Se lei non avesse avuto l’idea e la possibilità di fare una “diretta streaming”, può immaginare che cosa avrebbe fatto?

"In questi tempi non è mancata la creatività. Per cui gli insegnanti sono stati chiamati a una didattica a distanza che chiedeva nuove competenze, ma anche brillantezza ed entusiasmo per colmare la lontananza dagli allievi e per dire qualcosa che arrivasse alla mente ma che coinvolgesse anche il cuore e la fantasia. Questa modalità è stata utilizzata anche da molti catechisti, da animatori e, devo dire, anche da un numero di preti. Ma, per la trasmissione e la diffusione ai fedeli il “click” multimediale è stata e sarà certamente la soluzione più efficace, al momento forse l’unica".

Pensa che questa situazione possa, in un qualche modo, aver allontanato i fedeli?

"No, non credo che i fedeli si siano mai allontanati. È mancata la Messa e dai toni di una minoranza sembrava fosse venuto meno tutto, fino a rispolverare l’antico: “non c’è più religione”. In realtà dovremmo chiederci, piuttosto, che cosa non è mancato o, addirittura, che cosa abbiamo riscoperto. Non è mancata, per esempio, la Parola di Dio, la possibilità di leggerla e di meditarla personalmente o in famiglia, con un ritmo diverso e per certi aspetti più favorevole per essere interiorizzata di come avviene abitualmente durante la Messa. E ciò grazie ai contatti individuali e soprattutto familiari, per il catechismo dei ragazzi, per le famiglie, per le coppie di fidanzati. A tutti personalmente sono stati suggeriti testi biblici e preghiere collegate che li hanno aiutati a scoprire o a riscoprire il contatto vitale con la Parola. È indubbio che tutti coloro che hanno potuto vivere queste esperienze di maggior ascolto della Parola e di una preghiera maggiormente alimentata con la Bibbia, hanno fatto un passo avanti, e questo cammino nell’esperienza della fede sarà certamente da coltivare.

Non è mancata la carità, per il moltiplicarsi di servizi di contatto (sia pur i presidi della mascherina e dei guanti) e di accompagnamento, della prestazione di piccole commissioni in favore di chi non poteva muoversi, da parte di persone abilitate, per professione o per militanza nel volontariato. A questo proposito devo dire con piacere che varie associazioni hanno visto accrescersi in quantità e durata il numero di volontari disponibili.

E poi decisamente rilevante tutto quello che è stato e continua a essere il sostegno soprattutto alimentare a cura di Caritas, S. Vincenzo de’ Paoli, Misericordie, Pubbliche Assistenze, Croce Rossa e altre esperienze sia laiche che religiose".

Come è possibile celebrare una messa assicurando il distanziamento sociale?

"È possibile nel rispetto di tutte quelle misure di sicurezza che da tempo ormai ci stiamo assumendo con responsabilità e attenzione per noi stessi e per gli altri e che certamente per un bel po’ di tempo saranno per noi come una seconda natura".

Durante la messa, è presente il momento in cui i fedeli si devono scambiare il “segno di pace”. E' stata pensata un'alternativa alla "stretta di mano" o, semplicemente, avverrà tramite l'utilizzo di guanti?

"Lo scambio di pace è temporaneamente sospeso. Ma ci tengo a far presente che si tratta solo di un momento, che, anche se importante, non può essere definito il cuore della messa".

Molte parrocchie di Pisa, durante il mese di Giugno, organizzavano l’oratorio dedicandolo ai più piccoli. Quest’anno forse per la prima volta non potrà essere realizzato.

"Questa sì che sarebbe una grossa perdita: per le famiglie, per i bambini, per gli animatori, per la vita di un'intera comunità. Comunque sia l'attenzione per i bambini, per i giovani e le famiglie, però non sarà sospesa. Occorrerà trovare nuove forme di intervento. Molti stanno ripetendo che dopo il Coronavirus niente potrà essere più come era prima della pandemia".

Lei ha giustamente detto che, secondo i più, “niente sarà più come prima”. Per concludere, sa dirci come sarà, secondo lei?

"Come sarà non è facile saperlo, ma noi crediamo nello Spirito Santo che di certo illuminerà la Chiesa in nuovi cammini di evangelizzazione".

Luciana Busceti 

Classe 5a Liceo Umanistico Sociale “G.Carducci”, Pisa

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