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terraNOStra lunedì 08 marzo 2021 ore 11:46

Pisa in bicicletta sulle tracce del Conte Ugolino

Una pedalata in bicicletta per le strade e i lungarni di Pisa sulle tracce del Conte Ugolino fino all'antica e suggestiva Torre della fame



PISA — Il ritorno del freddo di questi giorni mi ha fatto tornare in mente la caldissima estate del 2016. In particolare rivado al giorno in cui uscii in bici con le mie compagne di classe per prendere una boccata d'aria. È la mattina del 13 Luglio, prendiamo le bici per fare un tranquillo giro per Pisa, la città in cui abitiamo. Ci fermeremo da qualche parte per riposare e per mangiare qualcosa per pranzo.

Prima tappa Piazza Vittorio Emanuele II, vicino a dove abita una di noi. Di lì proseguiamo verso Corso Italia, facendo attenzione ai rari passanti e, giunte alla piazzetta della Chiesa del Carmine, decidiamo di imboccare quella strada, oltrepassiamo il Libraccio e poi, prima della scuola materna Calandrini, giriamo a sinistra, in via Kinzica, l’eroina pisana. In breve raggiungiamo piazza Chiara Gambacorti e di lì sbuchiamo in via San Martino, tutte strade in cui siamo state raramente. In via San Martino scendiamo dalle bici e ci dirigiamo a piedi verso destra (in bicicletta saremmo controsenso), perché vediamo un assembramento di gente nei pressi della piazzetta della chiesa del San Sepolcro. Sorpassiamo il vicolo Scaramucci, l’unico che conosciamo meglio, perché è lì che si trova il famoso cine club dell’Arsenale e arriviamo infine davanti al Palazzo Franchetti, sede del Consorzio noto come “Fiumi e Fossi” (oggi: Consorzio 4 Basso Valdarno). Siamo sempre più incuriosite dalla piccola folla che si era lì radunata, intorno a una zona delimitata da un nastro a strisce rosse e bianche.

Decidiamo di poggiare le biciclette a un muro e ci avviciniamo agli altri curiosi. Lì vediamo delle persone che sembrano degli studiosi intente a ragionare, con dei fogli in mano. Vicino a loro ci sono dei macchinari spenti e degli operai in attesa. Si vede che avevano cominciato a scavare nel cortile del palazzo che dà sul Lungarno Galilei con gli unici alberi di tutto il lungarno. Pur cercando di fare attenzione non riusciamo a capire di cosa si tratti. Così, ripromettendoci di leggere la notizia su QUInewsPisa riprendiamo il nostro giro per la città.

Decidiamo di attraversare il Ponte di Mezzo e di pedalare fino a metà Borgo Stretto, per poi girare a sinistra, in via Ulisse Dini, fino a Piazza dei Cavalieri. Qui ci fermiamo e ci sediamo sugli scalini della chiesa, scalini che conosciamo bene, perché lì ci è capitato spesso di sostare e di fermarci a parlare.

Vicino all’edicola vediamo un cartellone che attira la nostra attenzione. Ci avviciniamo e leggiamo la pubblicità di un nuovo spazio museale: vi si dice che è stato appena aperto alle visite, con reperti della Torre della Muda e del Conte Ugolino, un nobile pisano vissuto nel XIII secolo al tempo della Repubblica Marinara Pisana. Non possiamo che ripensare a quanto abbiamo studiato a scuola. Dante aveva inserito quel famigerato personaggio storico pisano nel Canto XXXIII dell'Inferno, tra i traditori della patria, probabilmente sia per il suo tradimento che avrebbe portato alla sconfitta della repubblica pisana nella battaglia della Meloria, sia per essere stato un voltagabbana, cambiando partito politico da ghibellino a guelfo. Per questi motivi venne imprigionato dai pisani nella Torre detta della Muda, in Piazza dei Cavalieri, insieme ai due figli e ai due nipoti. Ugolino vide morire ognuno dei ragazzi davanti ai suoi occhi e, secondo una tradizione, sembra che il conte, preso dai morsi della fame, decise di cibarsene, ma poi, continuando la prigionia e il digiuno, morì anche lui. L’edificio rimase da allora tristemente noto come Torre della Fame.

Mentre io e le mie amiche ricordiamo quegli avvenimenti storici, ci viene da considerare che è noto dove quel personaggio pisano morì, ma almeno noi non sappiamo dove fosse vissuto.

E così, ragionando, riprendiamo a pedalare e dopo una sosta nella pizzeria del Montino riprendiamo il nostro giro finché non concludiamo la giornata.

Passano un paio di settimane e decidiamo di tornare a controllare gli scavi che avevamo visto nel centro città: i lavori erano andati avanti e ora era esposto un nuovo cartello. Vi leggiamo che era stato ritrovato lì il sito di quella casa di cui io e le mie compagne avevamo ragionato, ovvero la dimora del Conte Ugolino! La casa, dopo la condanna di Ugolino, fu rasa al suolo dai pisani e, da allora, su quel terreno che si affaccia sul lungarno Galilei non è stato edificato più niente al fine di ricordare a tutti l’efferatezza di quel “crudo pasto”.

In realtà, pensiamo, neanche i pisani di allora andarono tanto per il sottile quando decisero di punire, insieme con il conte, anche dei bambini che erano del tutto innocenti!

Valentina Vannini 5L Liceo Carducci, PI

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