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diNOSauri giovedì 11 febbraio 2021 ore 11:11

Intervista immaginaria a Simone Veil

Due studentesse hanno immaginato un’intervista a Simone Veil, figura di spicco fra i politici francesi ed europei della seconda metà del ‘900



PARIGI — Una intervista immaginaria sui temi europei condotta da due studentesse del Liceo Alberti Dante di Firenze a Simone Veil, figura di spicco fra i politici francesi ed europei della seconda metà del ‘900.

La ringraziamo per averci concesso questa intervista e le esprimiamo i nostri complimenti per essere stata chiamata a far parte dell’Accademie Française. Come prima domanda, dato che la ricorrenza della Giornata della Memoria è da poco trascorsa, ci vuol dire se la sua esperienza, certamente terribile in un campo di concentramento, ha influito sulla sua decisione di intraprendere la carriera politica?

"Gentili signorine, la vostra domanda mi riporta alla mente ricordi di fatti che ancora mi bruciano, ma meritate una risposta. Il mio impegno politico è sì, in qualche modo, derivato da quella brutta esperienza vissuta ad Auschwitz-Birkenau, ma ha ricevuto certamente sostanza dai miei studi giuridici, intrapresi al mio ritorno in Francia; potrei dire perciò che questo impegno è frutto di una sintesi tra la “non vita” e la vita. Vorrei aggiungere che sono convinta che le tremende esperienze mie e di tantissimi altri, vissute durante l’ultima Guerra, anche se offriranno materia per fiumi d’inchiostro, lasceranno indifferenti molti fra quelli che non le hanno vissute; lo dico perché è capitato a me e alle mie sorelle quando siamo tornate in patria. Per questo un mio impegno sarà quello di operare concretamente affinché, basandosi su attente riflessioni e analisi sulle tappe di ascesa del nazismo, eventi simili possano essere prontamente riconosciuti e bloccati qualora ci siano dei nostalgici che provino a ripeterli. I pomposi discorsi o i viaggi sui luoghi della memoria (spesso poco più che turistici) non bastano!"

L’essere eletta Presidente del Parlamento Europeo è un riconoscimento che arriva quando lei è al culmine di una lunga carriera ministeriale in patria. Possiamo chiederle cosa l’ha portata a scegliere di lasciare gli incarichi in Francia per questo nuovo ruolo?

"L’idea di un’Europa unita mi ha riconciliata con il XX Secolo e su questo sogno si basa la mia sopravvivenza agli orrori che ho vissuto. Tuttavia non avrei mai potuto raggiungere quello che senz’altro è il più grande onore conseguito nella mia vita, cioè quello di essere eletta Presidente del Parlamento europeo, senza l’appoggio del partito del Presidente Giscard d’Estaing. Il clima rigido di questi giorni mi ricorda una sera di molti anni fa quando il Presidente venne a casa nostra: mio marito era in fermento, in attesa della comunicazione di una sua partecipazione al nuovo governo, ma poi fui io a essere scelta, come ministro della Sanità! Oggi che sono i cittadini europei ad avermi scelto mi sento doppiamente onorata, sia perché sono stata io stessa parte del percorso che ha portato alle elezioni europee a suffragio universale, sia per il mio essere donna. Per rispondere alla vostra domanda non lascio la mia patria per l’Europa, al contrario continuo a seguire la strada che ho intrapreso, proprio grazie all’amore per il mio Paese".

Sarà per sempre ricordata per la Loi Veil, la legge che in Francia ha portato alla legalizzazione dell’aborto. È stata dura la lotta per ottenere questo diritto?

"Se oggi può stupire il fatto che una donna sia eletta alla più alta carica della Comunità Economica Europea, nei prossimi anni sarà un fatto normale per tutte le donne, questo è il mio obiettivo. Le donne hanno diritto alla libertà, sia per quanto riguarda il loro lavoro sia per il loro corpo. La salute di una donna non può rientrare nell’area d’influenza della religione. A costo dunque di essere invisa sia ai cattolici che agli ebrei, sosterrò sempre che gli effetti psicologici di un aborto non possono e non devono essere trascurati. Questa decisione per una donna sarà sempre un dramma e pertanto dovrà rimanere come scelta estrema. Resta il fatto che le donne hanno diritto alla salute al pari degli uomini e se le leggi attuali non sono sufficienti a proteggerle da pratiche barbariche che rischiano di ucciderle, allora è necessario legalizzare l’interruzione di gravidanza".

Disegno di Giulia Fanfani

Grazie Presidente, per le sue parole e per l’esempio che costituisce per tutte le donne in Europa e nel mondo!

"Grazie a voi, complimenti per la vostra intraprendenza e cari auguri per il vostro futuro!"

Giulia Agresti, Francesca Oriti

Disegno di Giulia Fanfani

Liceo Artistico Classico Alberti Dante - Firenze, Classe 4G

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