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Fase 2, Ippolito: «Per sanificare palestre e piscine basta varechina diluita. Lampade germicide? Non c'è prova di efficacia»

hanNOScritto giovedì 16 marzo 2017 ore 10:45

Fiori d'arancio...seconda parte

Continua il racconto di Lorenzo nella nuova rubrica settimanale dedicata alla scrittura creativa



PONTEDERA — [...] Passano i giorni, quasi ti dimentichi del matrimonio alle porte, tanto che non pensi neanche lontanamente ad informarti sulla posizione della chiesa o del ristorante. Povero te… Nulla sembra poterti turbare fino alla mattina del 13, quando per qualche ignoto motivo la sveglia suona alle 5 del mattino. Saresti tentato di tirare un gancio alla Mike Tyson all’infernale tecnologico gallo che segna l'inizio della giornata dei mortali ma ti accorgi che la luce è già accesa e tua moglie sta saltellando in qua e in là per la stanza come una tarantolata. E lì ti ritorna in mente che giorno è e sprofondi nel letto, preso dalla disperazione. Ci pensa tua moglie a tirarti su, e l’esperienza è traumatica. Appena sveglio, con voce acutissima ti annuncia che oggi è il grande giorno del matrimonio e non si può perdere tempo. Ti rende noto che l’estetista arriva alle 6 (non osi immaginare il costo dello “straordinario”), la parrucchiera alle 7, un’ora per cambiarsi, poi la partenza, un’ora di viaggio in modo tale da arrivare alla chiesa con quarantacinque minuti d’anticipo per salutare tutto il parentado. “Ma tre ore per prepararti servono a te, a me mezz’ora a dir tanto!” – provi a ribattere – “Posso tornare a dormire?”. Vana illusione. Ti ricorda che bisogna assolutamente lavare la macchina a mano, in modo da risparmiare (l’estetista ad un orario antelucano invece va bene) e che le servono tassativamente il tuo supporto morale e i tuoi consigli (però non ascoltati!). Dunque, con le palpebre semichiuse e Morfeo che non si è ancora allontanato da te, assisti alla preparazione della tua amata consorte, ore di trucchi, pinzette, piastre e phon, e anche se ti verrebbe voglia di controllare le ultimissime di calciomercato, non lo fai, perché temi il richiamo all’ordine di tua moglie: “Stai attento!”. Poi ti stanchi, e decidi di andare a lavare la macchina. E sudore su sudore perché già fa caldo, solo un assaggio di quello che ti aspetta durante la cerimonia. Finito il lavoro, una doccia e ti vesti, la solita giacca e la solita cravatta che ti sei messo agli ultimi grandi eventi familiari. Lei è ancora un “lavori in corso”, la parrucchiera sta ancora sistemando una complicatissima crocchia bicolore, mentre l’estetista rifinisce lo smalto alle unghie dei piedi. Finite tutte le operazioni di preparazione, finalmente si parte. In macchina la temperatura è quella del Deserto della Morte, non si riesce a respirare. Ti vorresti togliere la giacca, ma lei ti ferma. “Alt! Non vorrai mica spiegazzarti tutta la giacca e la camicia! Subito in macchina, che è tardi!”. Sospiri, vedendo che mancano due ore e mezza all’inizio della cerimonia.

Finalmente si parte, ti accingi ad accendere l’aria condizionata, ma ancora una volta non ce la fai. “Fermo lì! Con l’aria condizionata si prende freddo e mi si sfa il trucco. E poi, ho letto su www.lasalutemelafacciodame.it che l’aria condizionata fa venire i tumori. È tutto un complotto, sai?”. Sfiancato dal caldo, sembri una maschera di cera che si sta sciogliendo. E se ne accorge anche il carabiniere che ti ferma per un controllo: “O lei è ubriaco fradicio, o sta andando ad un matrimonio”. “La seconda”, rispondo. “Quanto la capisco!”, e ti congeda con una bonaria pacca sulla spalla. Arrivati in città, la chiesa si trova facilmente. Il problema è il parcheggio. Un giro dell’isolato, nulla. Due giri dell’isolato, nulla. Tre giri dell’isolato, un posto sottratto prontamente da una vecchietta in modalità Schumacher che ti fa una pernacchia. Decidi allora di girare in lungo e in largo in cerca di un posto, naturalmente non a pagamento (“bisogna risparmiare sulle cose superflue!”), ma la sensazione è quella di allontanarsi sempre di più dalla chiesa e il parcheggio non c’è. Alla fine ce la fai, ma l’agognato posto è a tre chilometri dal luogo dove si celebrerà la cerimonia. Tua moglie ha un tacco dodici, quindi ha l’agilità di un pachiderma sui trampoli. Avanzando con la grazia di ippopotami nella crema Chantilly e con la velocità di tartarughe in salita nell’afa agostana dopo un’ora di camminata, tu e la tua consorte sembrate reduci dalla Parigi-Dakar correndo a zoppetto quando arrivate alla chiesa al cospetto di tutti i parenti. Ti viene spontaneo naturalmente chiederti come gli altri familiari abbiano fatto a trovare parcheggio. Ti risponde zia Annagrazia: “Non avete visto il parcheggio dietro alla chiesa, ragazzi?”. Ti giri, e vedi una splendida fila di posti liberi a due passi dalla basilica. Scambio di sguardi disperati con tua moglie. Preferisci non pensarci e fare due chiacchiere con i parenti di tua moglie. Zio Pinuccio, Zio Alfredo e i cugini Sebastiano e Michele. Le classiche due parole di circostanza, le osservazioni sul traffico e sul tempo. Mentre tua moglie bacia e abbraccia le dieci zie e cugine, tu vorresti solo che si entrasse in chiesa quanto prima. Ma non sei accontentato.

(continua...)

Lorenzo De Carlo IV A

Istituto XXV Aprile - Liceo Classico Andrea da Pontedera

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