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soNOStato domenica 24 gennaio 2021 ore 09:11

Viaggio in Canada di una studentessa - La partenza

Partenza in aeroporto

Isabella Bacich della classe IVD del Liceo Classico Michelangiolo di Firenze racconta a QUInos il suo viaggio studio in Canada della durata di 6 mesi



FIRENZE — Il viaggio per il Canada, dove frequenterò per sei mesi una scuola pubblica locale, è iniziato alle 22 e 30 di giovedì 14 Gennaio quando, salutata la mia casa, ho iniziato il viaggio notturno in auto, con mio padre al volante e mia madre accanto, fino a Milano Malpensa, nelle ore del così detto ”coprifuoco”.

Per quanto stanca non sono riuscita a dormire a causa delle forti emozioni e i pensieri su come sarebbe stato l’essere in Canada. Gioia e ansia mi hanno accompagnato per tutto il viaggio, e forse anche la paura che fosse tutto un sogno o che qualcosa andasse storto. Arrivati a Malpensa con grande anticipo, aspetto sulle poltroncine con la mamma che cercava di mascherare la tristezza scherzando su cosa sarebbe potuto succedere. Ma ecco che finalmente arrivano le altre tre ragazze, simpaticissime, che abiteranno in Canada nella mia stessa cittadina. Allora salutare i miei genitori diventa più semplice: abbraccio mamma, abbraccio papà e l’avventura inizia.

Alle 6 e 25 parte il primo volo da Milano fino ad Amsterdam e passa in un attimo: ho dormito per tutto il tempo! Atterriamo, girelliamo per l’aeroporto, troviamo un bar, mangiamo qualcosa, giochiamo a carte e sono subito le 11. È tempo di imbarcarsi per il secondo volo, quello più lungo! Le 9 ore di aereo non passano mai: meno male che io e le mie amiche eravamo sedute vicine! È ora di pranzo e ci portano il cibo: pasta al pomodoro e al pesto condita con dei formaggi strani, pasta fredda con le verdure e un dolce che, all’apparenza, sembrava quasi una porzione di lasagne! Inutile dire che la pasta era scotta e immangiabile.

Mi è strano pensare che sono partita alle 11 da Amsterdam e alle 13 (ora locale) sono atterrata a Calgary in Canada. Qui ci attendevano ben 9 ore di sosta e, purtroppo, siamo confinate dentro l’aeroporto e non possiamo dare uno sguardo alla bella e famosa “Cowtown” posta su un altopiano, a 1000 metri di altitudine, con più di un milione di abitanti! Fuori. Ma l’aeroporto era deserto: c’erano solo le persone che lavoravano lì e tutti i negozi erano tristemente chiusi.

Finalmente arrivano le 21 e 20 e prendiamo l’ultimo volo che ci avrebbe dovuto portare a Comox nell’isola di Vancouver. Fin lì tutto era andato liscio e presagivo che qualcosa di sconveniente sarebbe potuto accadere. Ed ecco che, eravamo sul cielo di Comox quando il pilota ci annuncia che è impossibile atterrare a causa della fitta nebbia e che dunque saremmo ritornati a Calgary. Ritornati in piena notte a Calgary, scopriamo che l’unico volo per Comox è quello delle 21 e che quindi avremmo dovuto passare l’intera giornata del 16 Gennaio in aeroporto. Dopo aver chiamato i nostri referenti locali in Canada e dopo aver loro spiegato la situazione, tutto in inglese naturalmente, ci viene prenotato un hotel in aeroporto. Qui, dopo svariati pisolini in aereo, riusciamo finalmente a dormire in un vero letto. Per poco però, perché sfortunatamente il check-out è la mattina presto! E subito dopo rieccoci a sonnecchiare, sdraiate sulle poltroncine dell’aeroporto. Il tempo sembrava non passare più ed eravamo stressate anche perché la nebbia ancora non se ne andava. Comunque abbiamo mangiato un buon pasto e così siamo arrivate all’ora della partenza, le 21. Con un lieve ritardo l’aereo è comunque decollato e, in breve, siamo arrivati a Comox. Dopo due giorni di viaggio.


Isabella Bacich, Classe 4aD, Liceo Classico Michelangiolo, Firenze

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