Un grandioso NO ai falchi teocratici e ai loro vassalli
di Adolfo Santoro - Venerdì 20 Marzo 2026 ore 23:55

Nel 2018 il governo di Netanyahu ha favorito l’approvazione della Legge Fondamentale: Israele come Stato-nazione del popolo ebraico, che ha trasformato una democrazia in una teocrazia di fatto, per di più razzista. Anche Trump può essere considerato un teocrate, colluso col fondamentalismo evangelico! Sono dunque tre i regimi teocratici in guerra!
Comincio da quella ufficiale: quella degli ayatollah. L’Iran si prestava ad un facile attacco da un punto di vista culturale: gli ayatollah, infatti, sono stati denunciati, anche dall’ONU e da Amnesty International, per numerose atrocità in un clima di totale impunità per gli autori di tali violenze: le forze di sicurezza hanno utilizzato metodi brutali contro i manifestanti, tra cui l’uso di armi da fuoco, pallini metallici, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua; sono state segnalate migliaia di arresti e centinaia di morti, con stime che arrivano a migliaia di vittime durante le ondate di protesta più cruente; l’Iran ha il secondo tasso di esecuzioni al mondo, spesso applicate anche per reati legati alla droga e a partecipazione a manifestazioni da parte di minori; sono documentati casi di torture, stupri e violenze sessuali nei centri di detenzione, utilizzati per estorcere confessioni o punire; sono stati riportati casi di abusi anche su minori arrestati durante le manifestazioni; le violenze sessuali sono state agite specialmente in risposta alle proteste del movimento Donna, Vita, Libertà, iniziate nel 2022; sono stati attaccati ospedali per arrestare i feriti, cui è stato impedito di ricevere cure adeguate; il governo ha bloccato l’accesso a internet e alle comunicazioni durante le proteste; gruppi etnici come curdi e arabi, insieme a minoranze religiose, subiscono una sistematica discriminazione e persecuzione politica e amministrativa.
Ma a facilitare l’espressione di questa ferocia è stata la politica occidentale che da decenni ha posto in condizione di emergenza l’Iran e ha dato così potere ai peggiori. Le azioni condotte dalla CIA e dal Mossad per favorire l’instabilità in Iran si sono evolute dal 1953, quando CIA e l’intelligence britannica orchestrarono il colpo di stato per rovesciare il primo ministro democraticamente eletto Mossadegh, poi sostituito dal regime autoritario dello Scià, a sua volta rovesciato dai moti popolari del 1979. La prevalenza della fazione teocratica di Khomeini tra le varie componenti dei moti che cacciarono lo Scià fu sicuramente favorita dal fatto che gli obiettivi occidentali non avevano a che fare con la democrazia, ma erano rivolti a tutelare gli interessi petroliferi e di imprigionare la componente comunista dei moti popolari. Secondo alcuni analisti (tacciati di complottismo), l’ascesa di Khomeini fu determinata dai servizi segreti occidentali: Khomeini, infatti, li avrebbe rassicurati che non avrebbe danneggiato gli interessi petroliferi occidentali e incarcerò tutti i comunisti del partito Tudeh, grazie soprattutto alle informazioni dell’intelligence britannica.
L’aggressione occidentale all’Iran è iniziata nel 2015 sia con le massicce sanzioni imposte dagli USA, sia con le azioni dei Servizi Segreti, soprattutto israeliani,
1) reclutando insiders, cioè individui che - lavorando all’interno del governo, dell’esercito, della diplomazia o di infrastrutture critiche iraniane - hanno sfruttato i propri privilegi di accesso per sottrarre informazioni riservate o danneggiare i sistemi a vantaggio di Israele,
2) sfruttando reti locali e sostenendo gruppi di opposizione, minoranze etniche o dissidenti all’interno dell’Iran per creare rivolte interne o raccogliere informazioni,
3) utilizzando agenti sotto copertura deep-cover, che, a differenza degli agenti tradizionali che operano sotto copertura diplomatica, vivono sotto una falsa identità per anni o decenni, integrandosi completamente nella società del paese ospitante,
4) impiegando tecnologie avanzate di spionaggio elettronico,
5) diffondendo notizie false o manipolate per creare sfiducia nella leadership iraniana.
I risultati dell’azione del Mossad sono stati assassinii mirati, sofisticate operazioni di sabotaggio, guerra informatica, operazioni psicologiche per indebolire il regime iraniano, operazioni tese a distruggere il programma nucleare e missilistico (furti, attacchi cibernetici, assassini di scienziati nucleari di alto livello. Nel 2018 un’operazione del Mossad ha trafugato l’archivio nucleare iraniano; numerosi comandanti delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) sono stati uccisi spesso in base a informazioni precise raccolte sul campo; la CIA ha monitorato i vertici iraniani anche attraverso attività di hacker e intercettazione dei movimenti di Khamenei e ha condiviso i dati con il Mossad; si stima che nel 2025-2026 oltre 100 agenti siano stati coinvolti in operazioni di spionaggio e sabotaggio (tra cui l’uso di droni esplosivi, gli attacchi alle difese aeree, l’eliminazione di alti funzionari iraniani nel tentativo di innescare un crollo del regime). La sicurezza interna iraniana è diventata così molto vulnerabile e, per contrastare la rete di agenti stranieri, il regime iraniano ha risposto con la repressione interna, giustiziando regolarmente persone accusate di spionaggio per conto di nemici sionisti o americani e invitando la popolazione alla delazione.
Ma, se ampliamo la visuale, questa storia è iniziata già nel 2003, quando si incrociarono le storie di Jeffrey Epstein e di Ehud Barak, già primo ministro laburista di Israele dal 1999 al 2001. Barak, seguito dal Mossad, frequentò decine di volte le Isole Vergini e, tra il 2015 e il 2019, soggiornava regolarmente nella casa di Epstein di New York, un cui appartamento divenne l’appartamento di Ehud, utilizzato anche dal Mossad per installare dispositivi di sorveglianza e di registrazione delle frequentazioni di Epstein e dei suoi potenti sodali. Yoni Koren, un alto aiutante di Barak ed ex-ufficiale del Mossad, soggiornò più volte in questa casa tra il 2013 e il 2015. Di qui è facile l’ipotesi, sostenuta da molti report investigativi (inclusi documenti dell’FBI) circa la possibilità che Epstein fosse un agente o un collaboratore del Mossad e che il Mossad, in base alle registrazioni di casa-Epstein, abbia influenzato o ricattato la geopolitica USA fino ai giorni nostri.
È questa una delle spiegazioni del comportamento spregiudicato di Trump e del possibile ricatto da parte di Netanyahu. In effetti l’attacco all’Iran da parte di Trump appare ai più un atto insensato anche ai suoi fedelissimi: nella lettera di dimissioni di Joe Kent, che era stato nominato da Donald Trump alla direzione del Centro nazionale dell’antiterrorismo, c’è scritto: Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran non poneva nessun pericolo imminente per la nostra nazione, ed è evidente che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.
Dovremmo, a dire il vero, fare un passo indietro e ricordare i Clinton … ci porterebbe troppo lontano, ci porterebbe a concludere che la guerra in Iran è la continuazione della guerre in Palestina e negli altri paesi islamici, che è, a sua volta, la continuazione della guerra in Ucraina, che è la continuazione del burattinaio che è dietro tutto ciò: la lobby sionista degli USA (ho scritto sionista e non ebraica!). Questa lobby incline a ignorare sia il diritto internazionale, sia quelle conseguenze che un dilettante della geopolitica come me poteva facilmente prevedere: la criticità dello stretto di Hormuz, la conseguente crisi economica legata alla crisi petrolifera che sarebbe ricaduta soprattutto sull’Europa, l’incendio dei pozzi petroliferi come era già successo in Iraq, la riattivazione del terrorismo a livello internazionale, la crisi del capitalismo globale, le onde di profughi. I fatti stanno dimostrando che Trump o è stupido o è un pupazzo nelle mani di Netanyahu, e un’ipotesi non esclude l’altra! Siamo alla terza settimana di guerra, lo stretto di Hormuz appare un nodo inestricabile, le conseguenze del conflitto si sono estese a tutto il Medio Oriente (compresa Israele), il terrorismo, temuto in Europa, è già arrivato negli USA (l’attacco alla sinagoga nella periferia di Detroit è stato effettuato, ad esempio, da un uomo che aveva perso l’intera famiglia in un attacco israeliano in Libano). Gli aggressori non avevano imparato dalle precedenti crisi petroliere e ci hanno portato a una crisi mondiale che mette in discussione il modello di sviluppo capitalistico, che fa pagare a tutti noi i costi delle guerre di falchi e vassalli.
Eppure l’Unione Europea potrebbe far finire questa guerra scellerata in un momento: basterebbe applicare le sanzioni a Israele, che è uno Stato economicamente dipendente dall’Europa! L’interscambio supera i 48 miliardi di euro all’anno e l’Italia esporta verso Israele per 2,7 miliardi. In particolare, l’interruzione dell’Accordo di Associazione UE-Israele, che era stata già proposta in sede UE per le violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi, comporterebbe sanzioni sui prodotti degli insediamenti, limitazioni sui visti e l’embargo sulle armi. Da dove deriva la cautela dell’UEE? Non sarà che l’Europa è, a sua volta, ricattabile da Israele? Israele è una startup nation che esporta anche in Europa know-how tecnologico e servizi avanzati, di cui si servono anche agenzie governative e forze di polizia. Ne è un esempio lo spyware Graphite della Paragon Solutions, un’azienda fondata da ex ufficiali dell'intelligence israeliana; Graphite, il cui uso non è mai stato chiarito dal governo italiano, è capace di controllare fotocamere, microfoni e trasmettere dati (inclusa la posizione e chat crittografate) senza lasciare tracce. La sua principale caratteristica è la capacità zero-click, che infetta i dispositivi tramite file infetti (come PDF) senza necessità di interazione da parte della vittima. È in grado, tra l’altro, di leggere messaggi su app crittografate come WhatsApp, iMessage, Signal e Telegram.
Ma ci sono anche altri sistemi di spionaggio zero-click israeliani presenti in Europa, tra cui Pegasus (capace di infettare smartphone Android e iPhone; è stato acquistato da almeno 14 governi dell’Unione Europea, come Polonia, Ungheria, Spagna e Germania), Predator (è al centro di scandali in Grecia, dove è stato utilizzato contro giornalisti e politici), Candiru (è in grado di prendere il controllo dei dispositivi e infettare le vittime tramite siti web infetti). Oltre alle società che hanno prodotto gli spyware citati altre società hanno attività più varie, come Black Cube (utilizza ex agenti dell’intelligence israeliana per operazioni di sorveglianza e per operazioni sotto copertura, è attiva anche in Romania e Ungheria) e Cellebrite (che fornisce anche strumenti per il tracciamento di migranti).
Tutto ciò solleva gravi preoccupazioni per i diritti umani e per la privacy all’interno dell’UE, che però, coerentemente, non prende drastiche misure. Chi in Italia si dovrebbe occupare dell’argomento è il garante della privacy, che non è più Rodotà, ma un Collegio finito sotto inchiesta lo scorso gennaio per favoritismi e vantaggi personali alla Fantozzi. Che cosa può fare il comune cittadino per tutelarsi se non difendere la magistratura e i giornalisti non asserviti contro una politica che vuole controllare tutti? Che cosa può fare il comune cittadino se non dire NO in tutti i modi possibili ai falchi della guerra, ai loro vassalli e alle loro collusioni con la malavita?
Adolfo Santoro



