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Riflessione lirica sul tema dell'indifferenza



PONTEDERA — INDIFFERENZA

In principio era fame e morte 

In luoghi lontani

Ai molti sconosciuti 

Ed io non feci nulla, perché non era un mio problema.

Poi furono terremoti, tempeste ed uragani

Distruggevano e devastavano 

Ma in posti distanti

Ed io non feci nulla, perché non era un mio problema.

Venne il caldo opprimente ed il freddo glaciale

Portando malattie e carestie 

In luoghi prima sani e prosperosi

Ed io non feci nulla, perché non era un mio problema.

Poi vennero loro, 

abitanti dei luoghi lontani 

cittadini delle nazioni distanti 

oriundi dei luoghi prima prosperosi.

Vennero da noi, testimoni di morte e malattie

Freddo e sofferenza

Guerre e carestie

Chiedendo aiuto a me e ai miei simili, 

abitanti di luoghi familiari

cittadini di nazioni vicine

oriundi di ricchi luoghi.

Che nulla avevamo sperimentato delle loro sofferenze,

chiusi nelle nostre roccaforti,

sentendoci diversi, superiori, intoccabili; 

non facendo nulla, perché non era un nostro problema.

Ma quando vennero a battere alle nostre porte,

offrendoci il perdono 

al nostro peccato di freddezza.

Allora noi facemmo qualcosa; costruimmo altri muri,

allontanammo i redentori, 

impauriti dalle loro sofferenze 

e dal delitto da noi commesso 

che la loro presenza ci ricordava, 

scappando al perdono che ci si prospettava.

Ed ora io sono qui, 

peccatore che guarda altri suoi simili 

perpetuare nell’errore 

scappando dal destino 

da loro stessi costruito 

per quel povero mondo 

distrutto dal peccato sommo.

L’indifferenza.

Giulio Altese

4B XXV Aprile-Liceo Classico, Pontedera

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