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hanNOScritto domenica 05 febbraio 2017 ore 17:10

​Poesie d'amore vicine e lontane

Un “certamen” ispirato a Clodia, la "Lesbia" di Catullo



PONTEDERA — In ogni opera letteraria, poesia o canzone spesso troviamo il tema dell’amore. Un poeta che può essere considerato un maestro in questo campo è Gaio Valerio Catullo, nato a Verona nell'84 a.C. e morto a Roma, forse nel 54 a.C. Notizie su di lui emergono dai suoi stessi carmi, anche se filtrate dall'io lirico del poeta. Trasferitosi a Roma vi instaurò una burrascosa storia d'amore con Clodia, moglie di Quinto Metello Celere e sorella di Clodio, tribuno della plebe. Catullo la cantò con lo pseudonimo di Lesbia, pensando alla patria di Saffo, considerata al tempo la più grande poetessa d'amore.

Catullo la canta così, nel Carmen n.5:

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, / rumoresque senum severiorum / omnes unius aestimemus assis. / Soles occidere et redire possunt; / nobis cum semel occidit brevis lux, / nox est perpetua una dormienda. / Da mi basia mille, deinde centum, / Dein, cum milia multa fecerimus, / conturbabibus illa, ne sciamus, / aut ne quis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum.
Che, tradotta (da E. Mandruzzato) suona così:
Dobbiamo, Lesbia mia, vivere, amare, / le proteste dei vecchi tanto austeri / tutte, dobbiamo valutarle nulla. / Il sole può calare e ritornare, / per noi quando la breve luce cade / resta una eterna notte da dormire. / Baciami mille volte e ancora cento / poi nuovamente mille e ancora cento / e dopo ancora mille e dopo cento, / e poi confonderemo le migliaia / tutte insieme per non saperle mai,perché nessun maligno porti male / sapendo quanti sono i nostri baci.

Con ovvia modestia ho provato a cimentarmi anch’io, nel solco delle orme del Maestro, e ho scritto questi versi, intitolati: “Mia Lesbia”

Mia Lesbia, / narrami la bellezza poiché / pochi metri dividono ciò / che può essere fatale. / Mia Lesbia, / ti parlo ma non riceverò / mai una risposta. L'infinito è nel tuo sguardo / e le tue labbra / sono l'arco dopo le mie lacrime.Il caldo ti affanna e tu / rimani Lesbia.L'inverno ti fredda e / ne diventi il fiocco.Fossi una coperta / ti terrei al caldo, / iniziando dal cuore.Ma l'occhi tuoi / ormai sono ghiaccio, / hanno già sofferto tanto / per un poco d'amor.    -  Nell’illustrazione: Catullo da Lesbia, dipinto di Lawrence Alma-Tadema (1865)

Davide Benvenuti

4A Istituto Montale - Pontedera

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Programmazione Cinema