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terraNOStra giovedì 25 marzo 2021 ore 18:00

​Dialetti, scoperte di una napoletana in Toscana

Mi aspettavo commenti sul mio accento e sul mio dialetto, ma non mi sarei immaginata che potessimo usare tanti termini diversi per le stesse cose



PISA — Quando venni per la prima volta a Pisa notai quanto il paesaggio fosse diverso rispetto a ciò a cui ero abituata ma, iniziata la scuola, capii che, nel cambio di città avrei trovato molte altre differenze!

In verità mi aspettavo che i miei compagni facessero commenti sul mio accento e sulla diversa articolazione di alcune parole del mio dialetto, ma non mi sarei immaginata che potessimo usare tanti termini diversi per riferirci alle stesse cose. Per esempio mi colpì l’uso di "lapis" per indicare quella che io avevo sempre chiamato matita. Quando i miei compagni di classe si accorsero delle mie perplessità, iniziammo a cercare altre differenze nei rispettivi vocabolari e così scoprii che il mio temperamatite qui è chiamato "appuntino"; che l'elastico per capelli qui è il "gommino"; che la mia spilletta qui è detta "doppione" e così via.

È stato inoltre interessante notare le differenze nei modi di dire e nelle varie interiezioni ed esclamazioni in uso nelle due regioni della Toscana e della Campania. Per esempio, all'inizio, proprio non capivo cosa volesse dire "dhè" che alla fine ho scoperto che non ha un vero e proprio significato. D'altra parte i miei compagni trovano buffo il mio impiego dell'esclamazione "marò" (o madò) che, vi assicuro, è usata molto frequentemente e che, variando l'intonazione e l'enfasi, acquisisce significati e sfumature diverse come, per esempio, insofferenza mista a rassegnazione, sorpresa, esortazione, fastidio...

Certe volte, invece, mi rendo conto di usare modi di dire strettamente napoletani, magari italianizzandoli un po’, e di suscitare un misto di confusione e divertimento nei miei compagni. Un esempio potrebbe essere "fare il giallo" (in napoletano "fà 'o giall') che significa spaventarsi a morte; oppure "scinnem' 'a cuoll' " che vuol dire semplicemente: lasciami in pace, ma può suonare un po’ aggressivo. E ci sono molte altre espressioni tipiche napoletane che, ne sono certa, susciterebbero la curiosità dei miei compagni se solo le sentissero, come per esempio "sta arrivanno o pata pata e ll'acqua" per indicare l'avvicinarsi di un forte temporale. L’espressione: "figlio 'e 'ndrocchia" che sarebbe l'equivalente di "figlio di buona donna", ma che a Napoli non è considerata una vera e propria offesa e che sta anzi a indicare una persona sveglia. C’è poi il termine "pezzotto" con cui si indica qualcosa di falso, di contraffatto, ma anche di economico, rotto o difettoso; lo "scuorn" è la vergogna, anche se, in napoletano, ha una sfumatura leggermente diversa; la parola "chiavica" è estremamente offensiva e si usa in riferimento a una pessima persona. Il termine "intalliarsi" invece, vuol dire perdere tempo; il verbo "pariare" poi, vuol dire divertirsi.

Una considerazione particolare va alla bestemmia, che i napoletani non usano così facilmente come in altre parti d’Italia, come imprecazione. Per questo al posto di maledire il caso si sono create espressioni come “mannaggia a Bubbà”: la tradizione popolare ritiene che Bubbà fosse un personaggio senza scrupoli e per questo venne scelto come “capro espiatorio” a cui attribuire le disgrazie della vita.

Infine mi viene in mente un termine che proprio non trova una traduzione in italiano è "la cazzimma": questo neologismo sta ad indicare una cattiveria gratuita, una furbizia opportunistica e quindi una persona che "tiene la cazzimma" è colui che per raggiungere i propri obiettivi non si cura di nessuno.

Provando a generalizzare si potrebbe dire che i dialetti rendono più vivide e comprensibili emozioni e gli stati d'animo che in un italiano perfetto non sempre sapremmo come esprimere e rendono la lingua parlata un po’ più vicina al proprio sentire e dunque più viva e caratterizzante. Perfino nell’algida Inghilterra se ne sono accorti e di alcune espressioni napoletane hanno dato la loro versione!

Sveva Silvestro, 3F Liceo Carducci, Pisa

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