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I racconti delle insegnanti per la gentilezza

Sono racconti che scaldano il cuore quelli scritti dalle due insegnanti per la gentilezza della scuola Rodari di Cecina



CECINA — Arrivano dalla scuola Rodari di Cecina due racconti dedicati al tema della gentilezza scritti dalle due insegnati dell'istituto Cecilia Incagli e Naomi Buonazia.

L'iniziativa rientra nell’ambito del progetto nazionale di Costruiamo Gentilezza, cioè promuovere la narrazione di momenti e di pratiche di gentilezza riguardanti la propria quotidianità, perché dai racconti sulla gentilezza possono nascere quelle belle emozioni che generano speranza ed entusiasmo in chi le legge o le ascolta.

Ė così che hanno fatto, prima delle vacanze natalizie, due insegnanti per la gentilezza, sono già 260 in tutta Italia, della scuola primaria Rodari di Cecina, Cecilia Incagli che insegna alla classe 1° e Naomi Buonazia insegnante di sostegno, proponendo i propri racconti come esempio per gli alunni che durante le festività sono stati invitati a diventare a loro volta dei piccoli scrittori di racconti di gentilezza che scaldano il cuore di chi li legge.

Proponiamo i due racconti integralmente.

L’unione fa la forza di Cecilia Incagli

Quest'anno mi trovo ad insegnare in una nuova scuola, piccola, con sole cinque classi. la mia classe è la prima, costituita da 17 bambini che sto imparando a conoscere giorno per giorno: un po' rumorosi, chiacchieroni e vivaci, ma anche teneri, dolci e affettuosi. tra loro c'è un bambino particolarmente sensibile che, al mattino, soffre il distacco dalla mamma per le sicurezze che lei gli trasmette e che lui, con tanto impegno, sta trovando nella nostra classe: la sua piccola, nuova comunità. fino a qualche tempo fa, lo vedevo entrare da solo e quando io lo salutavo e accoglievo con un gran sorriso lui, tra una lacrima e l'altra, mi rispondeva con un “buongiorno” un po' sottotono. da quando però i compagni si sono accorti della sua difficoltà, lo aspettano per entrare a scuola, in questo modo devo dire che il bambino si è fatto più coraggioso ed affronta con più serenità “la sfida” con sé stesso quasi a dire “non sono solo, i miei amici mi aiutano a superare questo momento”. ecco, quel gesto spontaneo dei compagni che la mattina lo aspettano per varcare insieme la porta della scuola, mi ha scaldato il cuore, perché questi bambini sono un esempio per noi adulti: ci ricordano che l'unione fa la forza e che le difficoltà, quando sono condivise, pesano di meno.

Bambini difficili di Naomi Buonazia

Nel tempo ho conosciuto molti bambini e bambine. Ognuno di essi aveva un carattere e una storia, alcuni avevano più caratteri e più storie. Ognuno di loro lanciava richieste ogni giorno usando la voce, altri correvano fuori dall’aula e si nascondevano negli ambienti scolastici, altri urlavano ingiurie ed offendevano gli insegnanti. Nel tempo ho conosciuto molti bambini difficili che provenivano da contesti familiari e culturali poco stimolanti. Impari a capire che ogni loro gesto e atteggiamento è la copia di ciò che i loro occhi hanno visto. Impari a capire che se un bambino agisce in modo sbagliato è perché nessuno gli ha mostrato come è giusto comportarsi. Nel tempo ho conosciuto molti bambini e bambine che tutti etichettavano come difficili. È facile dire ‘quel bambino lì è un maleducato’, oppure ‘quella bambina lì ha un atteggiamento troppo sveglio per la sua età…’ È facile affibbiare etichette ma è quasi impossibile poi toglierle. Una volta che un bambino ha un’etichetta ‘il chiacchierone, l’ iperattivo, il maleducato, l’oppositivo…’ sarà quasi impossibile per lui o per lei riscattarsi, a meno che non si provi ad introdursi nel mondo di quel bambino. Non è facile entrare ma, se si trovano le chiavi giuste, sarà poi impossibile uscire. Una volta che si è entrati nel mondo di un bambino difficile attraverso la condivisione di canzoni, interessi comuni e tante buone parole seguite da una buona dose di pazienza, non resta a noi docenti, che mostrare la gentilezza. L’insegnante può fare la differenza in un mondo di adulti incoerenti e irresponsabili. Mostratevi gentili, insegnanti. Chiedete per favore e rispondete grazie. In una classe dove lavoravo un bambino non riusciva ad interagire in modo molto educato con i compagni e gli insegnanti. Ogni volta che il bambino chiedeva qualcosa, con i suoi modi un po’ frettolosi e maldestri, gli ripresentavo la frase usando un per favore in più e un grazie di contorno, con un tono dolce e pacato. Il bambino annuiva e poi tornava a giocare. Un giorno, mentre il sole fendeva il vetro opaco della finestra, quel bambino si girò verso di me e, guardandomi negli occhi, mi disse con un tono dolce e pacato: “Maestra, per favore, puoi abbassare la tenda che c’è il sole? Grazie.” Mi sorpresi molto ma non volli dare un peso speciale alla sua richiesta. Semplicemente risposi con gentilezza. La gentilezza non è un atteggiamento speciale è un atteggiamento civile e non dovrebbe ma essere lodato perché l’essere gentili non è una moda né un super potere, deve essere la norma per costruire un mondo migliore. Per i nostri bambini.

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