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diNOSauri giovedì 25 marzo 2021 ore 08:55

Bruno Munari raccontato da Giuseppe De Benedittis

In una intervista agli studenti emergono fatti e particolari della personalità, dello stile e delle creazioni oltre all'originalità di Bruno Munari



PISA — Nato a Milano il 24 ottobre 1907, Bruno Munari è stato una figura di riferimento fra i designer e gli autori di testi di design e per bambini del XX secolo. Ha lasciato contributi fondamentali in diversi campi, dagli studi sul movimento, sulla luce, sui suoni, sui colori e sulle forme come pure sullo sviluppo della creatività nell'infanzia attraverso il gioco. Per approfondire la nostra ricerca su Munari abbiamo deciso di intervistare Giuseppe De Benedittis, il nostro coordinatore per Quinos, avendo appreso che il professore ha avuto l’opportunità di conoscerlo e di frequentarlo come “maestro”.

Prof. De Benedittis, siamo certe che ricorderà bene quando ha incontrato Munari per la prima volta, vero?

"In effetti quel giorno mi è presente come se fosse oggi. Ricordo che prima gli scrissi (una lettera di carta, come si usava allora, nel 1982) poi gli telefonai e così presi un appuntamento, per le 9 di mattina. Il giorno stabilito salii su un treno all’alba e alle 8:30 ero a Milano. Qui presi la Metro e scesi, secondo le istruzioni, alla fermata “Fiera”. Il palazzo in cui si trovava il suo studio era in quella zona di Milano. Arrivato davanti al numero civico che mi aveva indicato, osservai i campanelli: il suo nome non compariva ma, fra tanti nomi diversi, in uno dei cartellini dei campanelli c’era un quadratino di colore rosso, al posto del nome. Decisi di premere proprio quel pulsante ed ecco che ebbi la piacevole sorpresa di sentire la sua voce fresca, quasi infantile rispondere: Chi è? Mi qualificai e mi invitò a salire al primo piano".

Cosa vi diceste?

"Dopo alcuni convenevoli, pochi, perché né lui né io li amavamo, andammo subito al nocciolo dell’incontro: io ero lì per illustrargli un’iniziativa che l’anno dopo si sarebbe tenuta a Pisa, il Convegno Nazionale “Il Gioco nelle Strutture” insieme a una mostra interattiva sul gioco e sui giocattoli. E lui, questo era l’auspicio mio e degli enti che patrocinavano la manifestazione (Regione Toscana, Comune e Provincia di Pisa, Università e Istituto “Stella Maris”), avremmo voluto che lui fosse l’ospite d’onore".

Di che Convegno si trattava?

"Il Convegno era sulle limitazioni per il gioco in un mondo che già allora stava riducendo gli spazi liberi all’aperto o al coperto per i giochi dei bambini; in contemporanea ci sarebbe stata la Mostra interattiva del Gioco e dei Giocattoli".

Chi sarebbe stato interessato da quell’iniziativa?

"Come target c’erano i genitori, gli insegnanti, gli amministratori e i gestori di comunità. Come relatori al Convegno avrebbero preso parte altre figure molto rilevanti come l’architetto Paolo Portoghesi, il maestro e autore di storie per bambini, Mario Lodi, oltre a insigni pedagogisti, psicologi, psichiatri, antropologi, assessori, direttori di carceri minorili etc".

L’iniziativa sarebbe stata nel palazzo dei Congressi?

"No, perché non c’era ancora, perciò la manifestazione si sarebbe tenuta nella sala Convegni e nel Salone Merci della Camera di Commercio. Alla Mostra avrebbero partecipato, con i propri prodotti, 22 importanti aziende di giocattoli".

Quale sarebbe stato l’impegno di Munari e come le rispose?

"Munari, secondo il progetto, avrebbe avuto a disposizione un grande Laboratorio, dove sarebbe stato il Maestro d’arte e di gioco a disposizione dei bambini, per tre giorni consecutivi. Sarà stata la finalità del progetto o la qualificazione dei partecipanti o il piacere di poter stare a diretto contatto con tanti bambini, fatto sta che Bruno Munari accolse la mia proposta! Non solo, ma acconsentì anche a disegnare il particolare logo del poster che avrebbe pubblicizzato il convegno! Così tornai a Pisa raggiante e comunicai ai partner dell’iniziativa l’ottimo risultato".

Come riuscì poi la manifestazione?

"Il Convegno e la Mostra di Giocattoli ci furono e andarono benissimo, con tanti interventi illuminati e illuminanti sulla situazione del gioco nelle città, nelle scuole, negli ospedali, nelle strutture in generale, comprese quelle che erano in fase di progetto. Ricordo che partecipò anche l’architetto responsabile del progetto di Milano2, in cui il gioco e la sicurezza dei bambini erano stati oggetto di attenzione. E, quanto al Laboratorio, ancora oggi, a Pisa, ci sono molte persone che si ricordano quei giorni magici con Bruno Munari".

Ci sono state altre occasioni d’incontro con il Maestro Munari?

"Dopo quella prima occasione tornai a Milano molto spesso e sempre con entusiasmo. Ogni volta lo ascoltavo, mentre m’illustrava le sue ultime creazioni, in particolare quelle rivolte ai bambini. Ogni volta il campo di applicazione era diverso: la luce e i suoi effetti, i suoni con insospettati modi per produrli, la sensibilità tattile, e così via. Qualche volta ero io a portargli un mio progetto e Munari lo esaminava con attenzione e poi mi dava il suo parere e, se lo richiedevo, un suo consiglio".

Com’era di carattere e d’aspetto?

“Bruno Munari era una persona cordiale e amichevole, di grande semplicità, un uomo dai capelli bianchi, di piccola statura e dalla grande mente".

Cosa le ha trasmesso Munari?

“Sicuramente l’attenzione per le piccole cose, la consapevolezza che un prodotto artistico può essere anche semplice e povero, come per esempio un semplice foglio di carta… Ricordo che un Natale mi mandò un biglietto di auguri; era una comune busta di tipo americano, ma il foglio, all’interno, era ripiegato in un modo assolutamente personale: asimmetrico e simmetrico ad un tempo. Anche senza leggere la sua firma capi subito chi me lo avesse mandato!".

Fra le varie idee originali di Bruno Munari vi sono stati esempi nel campo dell’editoria per bambini?

Munari è stato un ricercatore innovativo sia per i contenuti sia per i materiali. Infatti per alcune sue pubblicazioni non usava fogli di carta, ma di altri materiali. Mi fece vedere come esempio un libro in cui una sola pagina era di carta, le altre erano di lana, di cotone, di PVC, di stoffa, di feltro… Un’altra particolarità, oltre ai materiali, era il target: un libro di questo tipo non è rivolto solo ai bambini senza distinzioni di età, sesso, lingua...ma anche ai non vedenti di ogni età.

Ci sa dire di altri libri innovativi per la forma e i materiali?

Un altro libro molto speciale è “Nebbia a Milano”, dove un’immagine di Milano è preceduta da vari fogli di carta opalina che, sfogliandoli, danno al “lettore” l’impressione di addentrarsi nella nebbia, riuscendo a vedere l’immagine sempre più nitida. Non è quindi il solito libro con testo e immagini, ma una specie di poesia che invece delle rime usa la carta.”

Cosa sa dirci del modo di interpretare l’arte e dell’approccio pedagogico di Munari?

“La sua passione per le forme d’arte e per l’educazione dei bambini attraverso il gioco erano native in Munari, ma credo si siano sviluppate nei suoi viaggi in Giappone, un paese la cui cultura e abitanti l’hanno affascinato con la sua semplicità e con le sue doti di sintesi.

C’è qualche sua opera di design che amerebbe ricordare?

“Le sue opere sono tutte molto interessanti anche perché il suo obiettivo era quello di liberare le forme comuni dalla visione usuale portandole, per così dire, a vivere in un’altra dimensione. Una che mi impressionò per la sua forza innovativa e trasgressiva è una lampada da arredamento ricavata da un tessuto tubolare elasticizzato (simile a una grande calza da donna) con all’interno, alcuni cerchi metallici di diverso diametro. A un gancio, che era presente in alto, era appeso un portalampada ed ecco che, distesa, diventava un elemento tubolare luminoso di oltre due metri mentre, chiusa, poteva essere contenuta in una scatola di pochi centimetri di spessore!"

La ringraziamo, prof. De Benedittis, per questa intervista: abbiamo avuto modo di apprendere fatti e particolari della personalità, dello stile e delle creazioni di Munari, la cui originalità ci ha davvero stupito. Lei è stato davvero fortunato ad averlo conosciuto!

Comprendiamo bene come questo personaggio, dopo i numerosi e importanti riconoscimenti per la sua attività quando morì, a 91 anni, abbia meritato di essere tumulato dai suoi concittadini fra i grandi Milanesi nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.


Intervista di Angelica Sinibaldi

Liceo Scientifico Santa Caterina, Pisa

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