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sabato 25 novembre 2017

NOSnews domenica 18 giugno 2017 ore 22:17

Una strage che non ha fine

Gli incidenti stradali fanno più vittime del terrorismo e delle calamità naturali.

PONTEDERA — L’auto è il mezzo di trasporto più adoperato dai cittadini, ma vi è ancora chi preferisce la bicicletta, sia per muoversi in città, sia per professione. Purtroppo per strada manca la sicurezza che ci vorrebbe e sempre più spesso i ciclisti sono protagonisti, loro malgrado, di notizie di cronaca nera.

È successo pochi giorni fa, il 7 giugno, che un ciclista di 80 anni è deceduto per essere stato investito da un furgone. La stessa sorte tuttavia aveva già colpito qualche mese fa Michele Scarponi, un ciclista professionista, vincitore, nel 2011, del Giro d’Italia. Durante una pedalata di allenamento lungo una strada anch’egli è stato travolto e ucciso da un furgone!

Queste notizie portano a una conclusione: il numero dei morti in sella a una bici sta diventando sempre più rilevante e questo problema non va certamente ignorato. L’ISTAT ha stimato che ogni 35 ore un ciclista perde la vita a causa di un incidente stradale. Ogni giorno quindi chi pedala mette a rischio la propria vita, tanto che sembra quasi di sentire i ciclisti chiedersi: “Chi sarà il prossimo?”.

Sarebbero quindi necessarie delle disposizioni o delle nuove leggi che tutelassero meglio sia chi usa la bici per i propri spostamenti quotidiani, sia chi la usa su strada per allenarsi e dunque per guadagnarsi lo stipendio, come faceva Michele. Oggi gli automobilisti danno prova di essere sempre più distratti, magari per rispondere a un messaggio o per fare una chiamata telefonica, con la conseguenza che molti ciclisti si sentono coinvolti in una vera e propria guerra.

Annalisa Galletti

4A XXV Aprile_Liceo Scientifico, Pontedera