QUI quotidiano online. Registrazione Tribunale di Firenze n. 5935 del 27.09.2013
quinos, Cronaca, Sport, Notizie Locali quinos
mercoledì 15 agosto 2018

soNOStato mercoledì 30 maggio 2018 ore 16:28

​Sbagliando s’impara

I detenuti di Is Arenas escono dalle prigioni per andare fuori a zappare



ARBUS — L'espressione "Sbagliando s’impara" sintetizza cosa succede ai detenuti che vanno a scontare l’ultima fase della loro pena detentiva nella colonia penale di Is Arenas. Cosa vuol dire? Semplice: A Is Arenas i detenuti potranno imparare e praticare le attività e i mestieri esercitati in un’azienda agricola. La struttura ospita un centinaio di persone circa, per lo più stranieri (70%) e si trova a Is Arenas, sulla magnifica costa di Arbus dove la macchia mediterranea incontra il mare. L’area di reclusione occupa un territorio di circa 2000 ettari dove sono, immersi nella natura, gli edifici principali, le abitazioni dei detenuti, i campi di lavoro e di allevamento, le strutture sportive, i vari cottage estivi e l'area balneare (ad uso delle guardie penitenziarie). Provando a ragionare dal punto di vista di un detenuto, possiamo immaginare il sentimento di felicità e vorrei dire di “liberazione” che quasi certamente questi ha provato nel passare dal consueto ambiente di un carcere tradizionale, fatto di sbarre e di orari fissi, ad un’area di detenzione costituita da distese di campi coltivati, con tanta aria pulita: quasi un primo assaggio di una vera e propria libertà.

La visita alla struttura di noi studenti dell’Alberghiero di Iglesias fa parte del nostro percorso di Alternanza Scuola Lavoro per l’affinità con molte attività lavorative svolte a Is Arenas. La nostra visita è iniziata nel caseificio, dove abbiamo potuto seguire le fasi di preparazione dei formaggi. Negli orti e nelle serre abbiamo poi assistito all’impianto di nuove varietà orticole; nella macelleria abbiamo visto le operazioni relative al sezionamento del maiale e, di seguito, alla lavorazione del guanciale. Nella struttura di Is Arenas sono effettuate anche molte produzioni: formaggi, olio, miele, insaccati e carni fresche e, naturalmente, frutta, verdure e ortaggi. Un esperto ci ha seguito (anche per motivi di sicurezza) e ci ha spiegato, passo passo, le varie fasi dei lavori svolti dai detenuti che, oltre nel campo agroalimentare, riguardano anche la falegnameria e l’edilizia. Al di là dell’interesse professionale è stata una preziosa lezione di vita per tutti noi studenti, prossimi a dare la prima risposta alla vecchia domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”
L'esperienza di questa visita ha superato tutte le nostre aspettative, perché certamente unica: chi di noi si aspettava di vedere un carcere tradizionale e “proibitivo”, ha incontrato invece una realtà del tutto diversa in cui i detenuti hanno l'opportunità di gestirsi, lavorando e imparando un mestiere, cosa spesso nuova per loro, come è capitato a un ragazzo marocchino che non aveva mai neppure visto i maiali e che ora li alleva con competenza. Ogni detenuto è indirizzato a fare il lavoro più adatto e ha uno stipendio che può utilizzare per fare la spesa allo spaccio o economizzare. Ai detenuti è anche offerta la possibilità, se vogliono, di riprendere gli studi e, per gli stranieri, di perfezionare o imparare l’italiano, com’è successo a un ragazzo asiatico che è arrivato senza sapere nulla della nostra lingua e che ora capisce e sa farsi capire.
Queste speciali colonie-farms, sono solo quattro in tutta Italia e tre sono in Sardegna. Per accedervi i detenuti devono avere dei requisiti specifici: aver dimostrato buona condotta, dover scontare una pena non superiore ai 10 anni e averne già scontato i ¾. Capita che non solo i detenuti, se idonei, facciano domanda per accedervi, ma che siano gli stessi educatori - che ne seguono il percorso – a proporre l'entrata in una delle colonie.
La gestione della sorveglianza e controllo, affidata alle guardie di polizia penitenziaria, può essere di tipo stanziale, con radio mobile, ovvero a cavallo, in perfetta armonia con l'ambiente. Abbiamo visto che le guardie si dimostrano socievoli e che, non essendo armate, non appaiono minacciose. Non vorrei esagerare, ma ci è sembrata quasi una grande famiglia, dove vige il rispetto e la solidarietà nei confronti sia dei nuovi arrivati, non ancora assegnati a un lavoro, sia  dei più anziani, che vengono supportati dai più giovani nello svolgimento delle mansioni più pesanti. Al termine della giornata ci è stata offerta l'occasione di confrontarci con le guardie carcerarie, gli psicologi, gli educatori e i detenuti: “Il lato umano per noi è importante” ha detto una guardia carceraria durante l’incontro. Potrebbe sembrare una di quelle frasi tipiche che dicono tutti, per fare effetto, ma noi siamo certi che fosse davvero sincero e le espressioni serene dei detenuti ce l’hanno confermato. In qualche modo sembravano paghi di trovarsi in quel contesto in cui oltre ad apprendere un mestiere si sentono anche umanamente apprezzati e valorizzati. 

Valutando il tutto non possiamo che esprimere un’opinione di sincero plauso per un’iniziativa come questa, in cui ben si adatta il detto “sbagliando s’impara”: i detenuti di questo casa di pena innovativa, pur avendo commesso degli errori per cui stanno pagando il fio, hanno la possibilità non solo di pentirsi, ma anche di riscattarsi, per riprendersi, una volta liberi, la propria dignità.


Francesco Floris, Lorenzo Carta, Roberto Foddi

Foto (dal sito internet) Iemina Argiolas

Classe IV A ENO – IPIA (Istituto Professionale per l'Industria e l’Artigianato)“G. Ferraris”, Iglesias, Sardegna

Foto di Piscinas (capre): Ornella Locatelli