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domenica 24 settembre 2017

soNOStato venerdì 04 agosto 2017 ore 19:30

​Poeti pescatori nel Tirreno e nell'Adriatico

Come pescare le “pevarasse” (poveracce: le vongole) ed essere ricco di poesia.

LIDO DI SAVIO (RA) — Solo qualche settimana fa in un articolo su quiNOS avevo presentato un pescatore livornese assurto alle cronache per aver pescato un piccolo squalo, ma che, nell'intervista, si era rivelato essere anche un poeta. Si può così immaginare la mia sorpresa e il mio interesse quando, in vacanza sulla riviera Romagnola, ho incontrato un altro pescatore che si è rivelato essere anch’egli un poeta, Pietro Beneventi. Interessata e incuriosita ho cercato di conoscerlo meglio chiedendogli di parlare della sua attività. Pietro ha esordito parlandomi della pesca romagnola dei molluschi bivalvi, soprattutto vongole. In passato c’era (come oggi) la “vongolara” a mano, che consisteva in una specie di grande rastrello retato fornito di manico, ma vi era anche la vongolara che si gestiva da un piccolo battello a remi: una volta calata, insieme con l’ancora, si lasciava allontanare la barca, poi si cominciava a tirare la vongolara muovendo, al contempo, una specie di lungo manico per scuotere via la sabbia. Oggi le vongolare sono piccoli battelli a motore: trainano una draga retata fornita di un tubo che indirizza un getto d’acqua a pressione all’interno per liberarla dalla sabbia. Le dimensioni dell’attrezzo sono aumentate, il manico è sostituito da un cavo di trascinamento e le operazioni di “calata” e di “salpamento” della draga sono meccaniche: in questo modo si ottengono “catture” molto più consistenti, ottenute con minore fatica. Nel mare della riviera romagnola possiamo facilmente vedere questi piccoli pescherecci. 

Nella storia della pesca sull'Adriatico, sempre dalle parole di Pietro, ho appreso che al posto della pesca con i “tramagli” (reti da pesca flottante verticale costituita di tre reti a maglie diverse), in uso fino agli anni ’80, vi è oggi la tecnica della “sciabica a mano” (rete costituita da due lunghe ali) utilizzata perlopiù nel periodo estivo e che unisce all’attività della pesca anche una componente ludica, coinvolgendo i bagnanti, chiamati scherzosamente “lupi di mare”. I pescatori impegnati variano da 5 a 12 e ognuno ha un compito preciso. La pesca inizia trasportando la sciabica con una piccola barca a remi a circa 150 metri dalla battigia dove viene calata in mare. Alle due estremità della rete vi sono due lunghi cavi chiamati “reste”; una resta viene lasciata a terra, mentre l’altra viene trasportata prima al largo e poi a terra a un'opportuna distanza dal punto dove si è lasciato il capo della prima, formando così un semicerchio. Da quel momento in poi vi è tutta una sequenza di gestualità, una sincronia di movimenti e varie attività sia dei pescatori sia dei bagnanti “lupi di mare” che dalla riva tirano le reste per far concentrare il pesce nella parte centrale della rete che poi viene tirato a riva e felicemente raccolto. 

Ma veniamo al Pietro poeta e inguaribile romantico. Con una sua appassionata “Lettera a Giulietta” nel 2016 Pietro è stato uno dei tre vincitori del “Premio Cara Giulietta”, scelti tra gli autori delle migliaia di lettere che ogni anno arrivano nella città veneta indirizzate semplicemente: “Giulietta, Verona”. 

Me ne ha donato una copia che condivido volentieri con i lettori di quiNOS.

Elisa Gini

4A Istituto Superiore XXV Aprile - Liceo Scientifico, Pontedera

Buongiorno, mi chiamo Pietro e ho 39 anni. Guardando il film “Lettera a Giulietta” mi è venuto un impulso irrefrenabile di scrivervi. Sono di Comacchio e sono un simpatico pescatore: vorrei aggiungere sempre con il sorriso, anche nei momenti meno felici. Più volte mi sono innamorato, a volte finiva, a volte sono stato lasciato, ma vorrei dirvi che l'amore è un sentimento che ci unisce tutti quanti, ci fa sentire capaci di affrontare tante cose e di fare enormi sacrifici per la persona amata. Come in tutte le cose c’è amarezza, soprattutto quando scopri che lei non era la persona giusta. A volte penso alle mie storie e sento le emozioni di allora ancora sulla mia pelle, i formicolii che ti danno i ricordi, i battiti del cuore quando pensi ai momenti passati Insieme, anche al momento in cui la storia, poi, finiva.Sì, penso che ho vissuto intensamente il mio amore, anche quando ero al lavoro. Ho fatto cose da diciottenne, come quella volta in cui ho inciso su un albero un cuore con le iniziali della mia ragazza che si chiamava Valentina. E mi ha dato un’emozione incredibile farlo. Penso sia una di quelle situazioni che ci accomunano tutti. Penso di aver scritto più di 100 poesie per questa ragazza! Penso di non essere mai stato banale con le poche ragazze che ho avuto e lei è stata l’unica alla quale avevo scritto poesie così intense, piene dei colori della vita. Mi ricordo che ne avevo fatta una li per lì, al telefono, mentre lei era a Roma in Piazza dei Re con gli amici. Ma non importa, non vorrei scrivervi un papiro con una mia biografia, specie in un giorno così importante. Quando ero con la mia metà per me era San Valentino 365 giorni l’anno e ogni giorno il mio amore cresceva; non pare anche a voi, che siete i segretari di Giulietta, che l'amore debba aumentare e rinnovarsi ogni giorno di più? Per me era così anche se poi le ferite ricevute sono state quasi pari. Ma ogni volta mi rimettevo in gioco e il destino mi buttava di nuovo nell’arena come un gladiatore. Mi ricordo i momenti trascorri sul lago di Garda, a Parigi, le piccole cose come fare spesa al supermercato dove ora faccio fatica ad andare perchè mi ricorda intensamente lei. Ora mi sto ri-abituando ad essere solo. Ho incontrato nella mia vita persone c amici di cuore che mi hanno sostenuto, belle persone e, ancor più bello, anche sconosciuti: a loro dico, grazie. Penso che l'amore sia una parte fondamentale di tutti noi, ma se lo doni a persone sbagliate è solamente sprecato. Ora, sinceramente, mi sento felicissimo per gli amori altrui e a me faccio una domanda: ma con tutto l'amore, il sacrificio, la dedizione c dopo aver combattuto come un cavaliere davanti ai problemi, Pietro, ma quanto amore incompreso c'era dentro al tuo cuore? Adesco sto imparando a volermi bene e ad apprezzare le persone che ho intorno a me, poche visto i tempi. Non so se in futuro l’amore vero come intendo io, quello dei film, mi troverà però, cara segretaria di Giulietta, ti posso dire di aver vissuto con un sincero amore on un un' intensità tale che il mio cuore pulsava più che mai; anche quando non dormivo per 24 ore e lavoravo in mare dove la fatica si fa sentire, l'amore mi dava la forza mi andare avanti, mi sembrava di rigenerarmi grazie ai sentimenti che provavo.

A risentirci, Pietro.