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domenica 24 settembre 2017

NOScienza domenica 18 giugno 2017 ore 21:55

La vista, un bene da tutelare

È tutta una questione di luce: per "salvare" l'occhio basta un'ora al giorno all'aria aperta.

PONTEDERA — Una delle parti più sensibili del nostro corpo ci permette di osservare e guardare le meraviglie che il mondo ci offre. L’occhio, come si sa, continua a crescere fino a 20-25 anni d’età. Alla nascita molti bambini sono ipermetropi, ma verso i 5-8 anni diventano emmetropi, cioè l’immagine si forma correttamente sulle loro retine. In questa fase, nel caso in cui il bulbo oculare si allunghi troppo, la cornea e il cristallino non riescono più a compensare e il fuoco dell'immagine non finisce più, come dovrebbe, sulla retina, ma davanti a essa. Questo difetto di rifrazione si chiama miopia.

La miopia è il difetto più diffuso nel mondo e il tasso più alto di miopia si calcola sia nei paesi asiatici. Ma a cosa è dovuto tutto ciò? Una decina di anni fa due medici oculisti australiani, Kathryn Rose e Ivan Morgan hanno selezionato 2367 studenti di Sydney di 12 anni: li hanno sottoposti a visita oculistica e a un questionario sulle loro attività diurne. Risultò che il tempo trascorso sui libri non era particolarmente significativo. Il tasso più basso di miopia era però associato al numero maggiore di ore trascorse all'aperto, mentre il tasso più elvato di miopia si trovava fra i bambini che trascorrevano meno tempo fuori casa e molto tempo dentro casa. Quindi maggiore è la durata della permanenza all'aria aperta e minore è il rischio di sviluppare la miopia.

Ma cosa c'è "fuori" che "dentro" non c' è? E con quale meccanismo influisce modificando la lunghezza dell'occhio? Sembra dunque che tutto ciò sia dovuto al ruolo di un neurotrasmettitore, che è un “postino” chimico presente nella retina, la dopamina: le concentrazioni di questa sostanza aumentano con la luce e seguono il ritmo “circadiano” (della durata di un giorno circa ndr). In pratica l'occhio esposto alla luce produce più dopamina nella retina e questa a sua volta inibisce la crescita eccessiva dell'occhio.

Ivan Morgan calcola che, per proteggere dalla miopia, bisogna che i bambini siano (all'aperto) esposti a una luminosità di 10mila lux per un periodo di tempo che va da una a tre ore. Per applicare questa teoria nelle località dove la luce non è così intensa hanno pensato di installare dei punti di luce eletttrica affinché i bambini siano comunque esposti, ogni giorno, a 10mila lux per alcune ore.

E se si arriva troppo tardi per contrastare la miopia? Nell'adolescenza, per rallentare l'evoluzione del difetto, si possono indossare le lenti rigide per ortocheratologia: si portano di notte e, modificando la curvatura della cornea, riducono la miopia diurna. Dopo i 25 anni se il medico oculista lo ritiene opportune si può ricorrere alla correzione definitiva della miopia con la chirurgia refrattaria. È pur sempre un intervento chirurgico e dunque vi si ricorre con le dovute cautele. Quindi riserviamo il meglio per i nostri occhi: lo strumento che ci dà la possibilità avere il contatto visivo con la realtà che ci circonda.

Articolo tratto da: www.uiciechi.it/servizi/riviste/TestoRiv.asp?id_art=17662.

Alessandra Bulgarella

4a Istituto XXV Aprile – Liceo Scientifico, Pontedera