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domenica 24 settembre 2017

terraNOStra martedì 02 maggio 2017 ore 09:51

​La Sismologia in Italia

E’ possibile prevedere i terremoti?

PISA — Per rispondere ai quesiti posti da molti lettori ci siamo rivolti ancora una volta alla Dott.ssa Spina Cianetti dell’INGV: Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia, con due domande ricorrenti. Qual è la situazione sismica del nostro paese? L’Italia è un paese ad elevata pericolosità sismica. L’INGV ha un catalogo storico molto importante che, dall’anno 1000 a oggi, censisce circa 4500 “forti” terremoti. Le zone più pericolose sono il Nord-Est (il Friuli), tutta la catena appenninica, il promontorio del Gargano, l’arco Calabro e la Sicilia Orientale. I terremoti più forti della storia (quelli che hanno raggiunto una magnitudo superiore a 7) sono avvenuti nell’appennino centro-meridionale e nella Sicilia Orientale. Per quanto riguarda la Toscana, le zone più a rischio sono lungo l’Appennino: i terremoti più importanti si sono avuti in Garfagnana, nel Mugello e nell’Aretino e, se pure in modo minore, nell’area geotermica dell’Amiata. Tutte le conoscenze sulla sismicità storica, sulle faglie attive, sulle leggi relative alla periodicità dei terremoti e sull’attenuazione delle onde sismiche sono state usate per elaborare la mappa degli indici di pericolosità sismica che nel 2004 è diventata legge ed è stata usata per la classificazione sismica dei comuni italiani. In base a questa mappa sono stati individuati quattro indici di cui il n.1 è quello più pericoloso. Nelle zone con indice 4 (come la Sardegna) non è necessario utilizzare gli stessi criteri seguiti in una categoria con pericolosità maggiore (come L’Aquila). In Toscana i comuni più a rischio hanno un indice 2 e si trovano lungo l’arco appenninico e nella zona di Larderello; tutto il resto della regione ha un indice 3 e alcuni comuni della costa meridionale 4. I terremoti più forti sono stati il terremoto del 1920 in Garfagnana (magnitudo 6.5) e il terremoto del 1919 nel Mugello (magnitudo 6.3). La magnitudo massima dei terremoti italiani è stata di 7.3. Date le dimensioni limitate delle nostre faglie attive (max 30 km), non ci aspettiamo eventi con magnitudo superiore a 9, come quelli che avvengono negli USA (lungo la faglia di St Andreas), in Giappone o in Cile, per la rottura di faglie lunghissime (fino a 800 km!) che, per questo, hanno un potere sismogenetico molto maggiore. È davvero impossibile prevedere i terremoti? Allo stato attuale delle nostre conoscenze è impossibile. Ci sono stati, negli anni, numerosi tentativi di prevedere i terremoti. La previsione più nota fu quella fatta in Cina nel 1975. I cinesi avevano messo in piedi un sistema di monitoraggio di specifici segnali precursori, tra cui il comportamento degli animali, le emissioni di gas, la variazione delle falde idriche, etc. Sulla base delle anomalie dei segnali raccolti evacuarono la regione di Haichen poco prima di un grande evento sismico. Questo successo portò a pensare di essere arrivati a prevedere i terremoti; poco tempo dopo però avvenne un altro sisma, altrettanto distruttivo, dove questi segnali precursori non si erano ripresentati. Infatti dei precursori affidabili dovrebbero sempre anticipare un evento in maniera inequivocabile. Se per esempio consideriamo i Foreshock cioè i terremoti piccoli che precedono la scossa principale, a volte si verificano (come a L’Aquila), ma in altri casi non si presentano (come ad Amatrice) e altre volte, ed è il caso più comune, una lunga sequenza di piccoli eventi tellurici non è seguita da nessuna scossa importante. Per adesso, dunque, l’unico modo che abbiamo per proteggerci dai terremoti è quello di costruire in modo tale che le case non crollino.Non è detto che in futuro, con l’avanzare della tecnologia e delle conoscenze, non si possano mai prevedere i terremoti, ma oggi siamo ancora molto lontani dal successo.

Elisa Gini, Rachele Taddei

4A - XXV Aprile Liceo Scientifico, Pontedera