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sabato 25 novembre 2017

diNOSauri sabato 27 maggio 2017 ore 16:40

"Non vasi da riempire, ma semi da innaffiare"

Abbiamo intervistato il Governatore della Toscana Enrico Rossi sugli studenti e sulla scuola di oggi.

FIRENZE — Giovedì 27 aprile, il giorno in cui ci era stato fissato l'appuntamento, siamo arrivate puntuali e un po' trepidanti negli uffici della Presidenza della Giunta Regionale a Firenze, nei pressi di Piazza Duomo. Ci attendeva  il Presidente Rossi che ci ha ricevute subito e molto cordialmente. Inizialmente, rispondendo alle sue interessate domande, gli abbiamo spiegato che tenevamo alle sue valutazioni sulla scuola di oggi e poi gli abbiamo descritto il nostro operato di giornaliste di "NOS", soffermandoci, visto il suo interesse, sulla tipologia del nuovo magazine per cui operiamo in alternanza scuola lavoro, che online diventa "quiNOS.it" e accoglie i contributi degli studenti di più scuole. Il Presidente Enrico Rossi ci ha messo subito a nostro agio dicendoci, tra l’altro, che conosceva e apprezzava il ruolo del cronista, avendo avuto lui stesso un'esperienza di lavoro nella Redazione di Pontedera de “Il Tirreno”. A questo punto abbiamo iniziato la nostra intervista più formale.

Presidente, il diritto allo studio è sempre stato un tratto distintivo delle amministrazioni toscane. Oggi, dopo la “Buona scuola” e la drastica riduzione dei bilanci pubblici, ritiene che sia ancora così?

Per quanto riguarda l'istruzione, la maggior parte delle competenze spettano allo Stato, mentre alla Regione competono le scelte sulla formazione professionale, sul calendario scolastico, sulla distribuzione della rete scolastica e sull'eventuale erogazione di contributi alle scuole non statali. Certamente, la Toscana, nell'ambito delle sue competenze, lavora per offrire a tutti gli studenti un servizio di qualità e, al di là delle normali difficoltà, delle polemiche che accompagnano ogni riforma, è interesse di tutti – studenti, docenti, dirigenti, istituzioni – che la scuola sia davvero “buona” e funzioni. Sono convinto che sia necessario continuare a impegnarsi per la sistematizzazione e la stabilizzazione del precariato nella scuola, per valorizzare il ruolo degli insegnanti, per rafforzare l'autonomia scolastica affinché essa sia sempre più al servizio delle famiglie, dei docenti e, soprattutto, dei ragazzi. Investire sulla scuola è una scelta di qualità e di civiltà.

Razzismo, individualismo, sopraffazione, disinteresse per la cosa pubblica sembrano sopravanzare l’interesse della maggioranza dei giovani verso la solidarietà e la civile convivenza. Ci sono colpe che possono essere addebitate al sistema educativo?

A me capita di incontrare molti giovani. E una cosa mi colpisce sempre: la disponibilità ad ascoltare prima di farsi un'idea propria. Quindi credo che la grande responsabilità del sistema educativo sia proprio di riuscire a catturare l'interesse dei ragazzi, con proposte formative credibili e interessanti. Perchè i ragazzi non sono vasi da riempire, ma semi da innaffiare. E' secondo questa logica che la Regione Toscana organizza da tempo iniziative come il Meeting annuale dei diritti umani, o il treno che, ad anni alterni, porta centinaia di studenti toscani sui luoghi dello sterminio nazista. Io penso che, esperienze dirette come queste, siano l'antidoto più efficace al virus del razzismo e dell'individualismo che citavate.

Dott. Rossi, lei è oramai giunto alla metà del suo secondo mandato come Presidente della Regione Toscana. Parlando di promozione, valorizzazione, tutela del sistema educativo toscano, quale è il provvedimento adottato di cui va più fiero e quale il suo più grande rammarico?

Uno dei punti a cui tengo di più è la lotta contro l'abbandono scolastico. E' fondamentale vigilare sull'entità di questo fenomeno, che purtroppo esiste anche in Toscana. I ragazzi devono andare a scuola e concludere tutto il ciclo scolastico. Su questo ci siamo impegnati molto e sono certo che la Toscana può ambire a diventare una delle prime regioni europee. Se devo pensare a un rammarico mi vengono in mente le critiche ricevute per aver istituito le “classi Pegaso” nella scuola dell'infanzia. La volontà che ci ha mosso è stata quella di sostenere e aumentare i servizi laddove il pubblico non riusciva a esaudire le richieste di tutti, dando una mano anche a coloro che frequentano le scuole private. Si era trattato di sopperire a una mancanza e di garantire un contributo sul versante dei servizi facendo più della nostra parte. Come ho detto, in Toscana non vogliamo arretrare, nè vogliamo perdere nulla.

Infine ci permetta una domanda personale: che tipo di studente era Enrico Rossi?

Ho frequentato la scuola con profitto e poi l'università fino alla laurea in Filosofia. Leggevo e studiavo con molto piacere. Ricordo però che c'era un periodo dell'anno in cui andavo a scuola meno volentieri. Era la stagione della vendemmia. Mi piaceva molto andare in campagna ad aiutare la mia famiglia a raccogliere l'uva... Insomma ho sempre considerato importante studiare e apprendere, ma allo stesso tempo non ho mai voluto rinunciare a trascorrere alcune ore della giornata all'aria aperta: un modo semplice per tenere insieme il dovere e il piacere.

Abbiamo ringraziato il Presidente Rossi per averci amabilmente concesso questa intervista e siamo tornati "in sede" molto soddisfatte.

Elisa Gini, Rachele Taddei

4A XXV Aprile - Scientifico, Pontedera