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mercoledì 20 febbraio 2019

soNOStato domenica 27 gennaio 2019 ore 15:36

21 gennaio 2019: primo giorno

Diario di viaggio del Treno della Memoria



AUSCHWITZ — Il nostro viaggio in treno si conclude al primo mattino del 21 gennaio. E 21 sono le ore occorse. Quando ci addentriamo nella città di Oswiecim percepiamo subito una temperatura molto rigida e pensando al mio semplice pigiama a righe, mi domando come possa proteggermi da questo freddo davvero straordinario. E pensare che ci fanno notare che ci è andata bene, con “soli” 10 gradi sotto lo zero! Andiamo subito a Birkenau, il campo costruito nel 1941. Sin da quando, da lontano, vediamo l’entrata, seppur non sia più quella originale ci mette i brividi (Foto). L’aria fredda è cupa e si percepisce una desolazione e un silenzio che incutono rispetto. Appena entrati ci troviamo di fronte alle 200 fotografie che furono trovate da una ragazza, poco dopo la liberazione: la guida ci mostra quelle foto per introdurci alla visita. Ci dirigiamo quindi in direzione delle baracche poste sulla destra, che sono divise in settori: settore zingari, settore omosessuali, settore artisti-intellettuali, settore politici, settore vittime polacche dell’occupazione tedesca, settore ebrei e settore rom. Per sottolineare la crudeltà operata in quel campo ci dicono che lasciar morire di fame i prigionieri di etnia rom era giudicato un riguardo per il solo fatto che potevano restare nel gruppo familiare, senza essere rasati. 

Le baracche femminili sono situate sulla sinistra; una volta all’interno ci hanno colpito le dimensioni e le strutture gigantesche dei letti a castello (Foto). All’esterno di quelle baracche c’erano i campi da coltivare dove le donne più forti lavoravano la terra. Abbiamo visto poi altre baracche che erano destinate ai bambini. Qui si possono ancora vedere (Foto) i disegni originali di un disegnatore polacco, realizzati per farli sentire a loro agio. E i bagni? C'erano e in una baracca si vedono anche quelli, ma l’acqua in quella e in ognuna delle 300 baracche era molto razionata.

Oggi le baracche ancora in piedi a Birkenau sono solo 63 e una parte è agibile e visitabile. Proseguendo il nostro percorso arriviamo ai forni crematori: in prossimità di quelli si trova fermo l’ultimo vagone rimasto di un treno donato dall’Ungheria, in sosta sul binario che dall’entrata del campo va verso le camere a gas e i forni crematori; questi furono distrutti il 20 gennaio 1945 poco prima della “liberazione” con lo scopo di non lasciare “tracce”. Davanti al monumento dedicato alle vittime abbiamo assistito a una cerimonia commemorativa (Foto) dopo di che ci siamo diretti all’hotel per un breve riposo. Poi usciamo per conoscere e abbiamo modo di rilassarci e la mente per qualche ora nella città di Cracovia la sera.

Giunia Baudino

Classe V D  IIS "Santoni" Pisa