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martedì 25 settembre 2018

soNOStato lunedì 19 marzo 2018 ore 13:44

Gedenkstätte und Museum Sachsenhausen

Memorie di tremende esperienze



​BERLINO — Noi della 5A siamo da poco tornati dalla gita a Berlino (26/02- 02/03 2018) dove, fra le altre, abbiamo vissuto un’esperienza che sicuramente nessuno di noi dimenticherà facilmente: la visita al Campo di concentramento di Sachsenhausen. 

Il giorno programmato, il 28 Febbraio, arriviamo alla stazione del quartiere di Orianenburg, a 35 km da Berlino, e ci dirigiamo subito verso il Campo, percorrendo la stessa strada che facevano i prigionieri durante il periodo nazista. Intorno al campo vediamo numerose villette che, come apprendiamo dalla guida, erano state abitate dalle famiglie delle SS. Appena arrivati al campo che, come ci spiega la guida, era stato pensato per i prigionieri politici, vediamo l’insegna “Gedenkstätte und Museum Sachsenhausen”. La scritta, che significa “Museo e Memoriale del Campo di Concentramento di Sachsenhausen”, è riportata su un muro formato da vari elementi sfalsati. Passiamo in mezzo a due elementi di quel muro e ci avviciniamo all’entrata del museo che precede l’ingresso al campo. Vedendo che il muro di cinta ha delle finestre aperte sul Campo, da cui, "spiando", si può vedere ( e noi lo facciamo) l’interno, ci è venuto spontaneo da chiederci come potesse essere che gli abitanti del paese, che pur vivevano nei pressi del Campo, rimanessero estranei a quanto succedeva al suo interno.  E la risposta che ci siamo dati è che, probabilmente, l’indifferenza degli uomini risente dello stato di oppressione, per cui, nonostante l'evidenza, solo pochi spiriti liberi riuscivano a condannare i fatti riprovevoli che si svolgevano nel Campo. 

Prima di entrare all’interno la guida ci dice che nel campo rimangono solo pochi resti, perché i sovietici e i cittadini della località di Orianenburg, hanno distrutto la maggior parte degli edifici per utilizzare i materiali di risulta, lasciando peraltro intatti quelli più significativi. Percorriamo dunque la strada che costeggia il muro di cinta, che è lo stesso percorso che facevano i deportati per accedere al campo: subito prima dell’ingresso troviamo, sul lato destro, il baraccamento in cui era la scuola di addestramento delle SS. Questa sede ancora oggi è utilizzata per la formazione dei poliziotti. Sul lato sinistro c’è l’entrata. Una volta entrati, davanti a noi vediamo un edificio utilizzato dalle SS come punto di avvistamento: da lì si vede tutto il campo, fino al cancello, dove spicca la fatidica scritta: “Arbeit Macht Frei”. Entriamo. Davanti a noi si erge una stele monumentale. A fianco della stele ci sono la lavanderia a sinistra e la cucina a destra. La guida ci indica i locali della famigerata "infermeria" in cui vennero condotti terribili esperimenti medici sui prigionieri e che è ricordata anche perché qui fu ideato il gas letale usato nelle “camere a gas” di tutti i campi europei. L’infermeria si trova in un'area sul lato sinistro del campo; noi invece ci dirigiamo a destra, verso le due uniche baracche rimaste dopo che un incendio, appiccato da vandali nel 1992, aveva distrutto tutte le altre. Dopo averne visitato una ci dirigiamo verso l'area estrema e forse più cruenta del campo. Qui c'è un’altra baracca in cui, all’epoca, furono uccisi più di 500.000 dei 600.000 sovietici presenti a Sachsenhausen!  La struttura era stata ideata in modo che le SS non dovessero vedere in faccia i detenuti da giustiziare. I prigionieri, ci ha raccontato la guida, venivano chiamati in una sala dove, con la scusa di misurare loro l’altezza per delle nuove uniformi, si chiedeva loro di appoggiarsi a un muro. Ma ecco che improvvisamente, dietro di loro si apriva un'apertura da cui le SS sparavano. Agghiacciante! E, a questo proposito, anche la temperatura esterna di quel luogo era particolarmente fredda, ad aggravare il disagio di quei poveri uomini. Proseguendo la visita troviamo un tendone con quanto resta della camera a gas e dei forni crematori. Questa camera a gas era piccola e fu usata poco rispetto alle altre in quanto era stata adibita soprattutto per gli esperimenti con il gas letale. 

Quella di Sachsenhausen è stata per noi tutti un’esperienza importantissima che certamente non dimenticheremo. Già da ora sentiamo di doverci attivare, nei limiti delle nostre future attività, affinché la crudeltà dei campi di concentramento e di sterminio non abbia a rivivere.

Elisa Gini

5A Liceo XXV Aprile – liceo Scientifico, Pontedera, Pisa, Toscana