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lunedì 10 dicembre 2018

hanNOScritto giovedì 02 agosto 2018 ore 12:00

Albert Göring, il fratello antinazista di Herman

Seconda parte dell'articolo apparso su "THE GUARDIAN" nella traduzione di Chiara Nardone.



BERLINO — .... I due si ri-incontrarono nell'abitazione di Albert, nella pacifica città di Grinzing, a nord-ovest di Vienna. Albert era incredibilmente stanco: da quando la prima svastica era apparsa a Vienna, aveva cercato instancabilmente soldi e passaporti per i suoi conoscenti ebrei, si era scontrato faccia a faccia coi violenti membri del partito a Vienna, difendendo delle anziane donne ebree che erano state costrette a pulire le strade in ginocchio. Al contrario, Hermann era stracolmo di gioia. Era appena arrivato in Austria accolto da una cerimonia nella quale aveva tenuto un terribile discorso che incitava all’antisemitismo. Esaltato per le sue conquiste politiche fece a ogni membro della sua famiglia un dono. Ma il suo umore cambiò radicalmente quando Albert e la sorella Olga lo pregarono di intervenire a nome dell'arciduca Josef Ferdinand d'Austria, l’ultimo principe di Asburgo di Toscana, allora detenuto nel campo di concentramento di Dachau. "Hermann era molto imbarazzato. Ma il giorno dopo l'Asburgo era libero" Albert narrò al suo vecchio amico Ernst Neubach. Questo elemento nella loro relazione mi intrigò. I fratelli riuscivano in qualche modo a separarsi dalla loro vita pubblica quando si incontravano in quel privato santuario che era diventata la famiglia Göring, come se il legame fraterno causasse in Albert un'amnesia, che gli permetteva di mettere temporaneamente da parte l'odio e il dolore causati dal regime del fratello. Albert usava questa vicinanza a beneficio suo e degli altri. “Lui certamente poteva aiutare le persone nel bisogno economicamente e con la sua influenza personale” afferma Edda Göring, l'unica figlia di Hermann. "Ma, appena era necessario coinvolgere autorità più importanti o ufficiali, aveva bisogno del supporto di mio padre, che otteneva facilmente". Albert regolarmente si recava all'ufficio del fratello a Berlino per chiedergli favori a nome di un amico ebreo o di un prigioniero politico e, manipolando l'ego di Hermann e giocando sul senso di dovere verso la famiglia, questi era diventato una garanzia di sicurezza per Albert. Ma come questi divenne più audace nei suoi atti sovversivi, una montagna di report della Gestapo incominciò a crescere contro di lui. Quattro ordini di arresto furono emanati a suo nome durante la guerra, ma non venne mai arrestato: il suo fratellone correva sempre in suo aiuto, per quanto politicamente dannoso potesse essere per lui. Nel 1944 un ordine di morte pendeva su Albert che autorizzava a sparargli a vista. Lui era in fuga, nascosto a Praga. Hermann lasciò in secondo piano ogni cosa per salvarlo. “Mio fratello mi disse che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe potuto aiutarmi, la sua posizione era stata fin troppo compromessa e aveva dovuto chiedere personalmente a Himmler di cancellare l'intera faccenda” testimoniò Albert al processo di Norimberga. I due fratelli si incontrarono per l’ultima volta nel maggio del 1945, in una prigione ad Augusta. Hermann era il pezzo grosso, mentre Albert era detenuto solo per il suo cognome. Nel cortile della prigione, si abbracciarono e Hermann gli disse “Mi dispiace così tanto, Albert, che tu debba soffrire a causa mia. Ma presto sarai libero e quindi ti prego: prenditi cura di mia moglie e di mia figlia. Addio!”. Due anni dopo, Hermann fu condannato per crimini di guerra e contro l’umanità, ma riuscì a evitare il cappio del boia con una capsula di cianuro. Albert trascorse due anni in prigione, incapace di convincere le guardie della sua innocenza. In un rapporto si legge: “Il risultato degli interrogatori di Albert Göring, fratello del Reichsmarschall Herman, costituisce il lavoro di razionalizzazione e di "candeggio" più intelligente che il SAIC (Centro Interrogatori della Settima Armata) abbai mai visto. La mancanza di sottigliezza da parte di Albert Göring è paragonabile solo alla massa del suo fratello obeso". Il cognome che una volta aveva permesso ad Albert di salvare migliaia di persone dal nazismo era ora diventato un enorme fardello. Anche quando Albert fu rilasciato nel 1947, non poté liberarsi dell'ombra di suo fratello. Nessuno volle assumerlo. Si rifiutò di seguire la strada più facile, rinunciando al nome della famiglia, cadde in depressione, nell'alcolismo e infine nell'infedeltà. La moglie ceca, Mila, chiese il divorzio e si trasferì in Perù con la loro unica figlia, Elizabeth. Albert non incontrò né parlò più con la figlia, né rispose alle sue lettere. Ora alla fine dei suoi sessant’anni, Elizabeth, una donna di successo con due figli talentuosi, sembra essersi rassegnata alla sua infanzia senza un padre. “Non ero arrabbiata: non ero niente” dice Elizabeth. “Mia madre mi ha obbligato a scrivere lettere fino ai 10 anni… ma lui non rispose mai, capisci, lui non ha mai, mai risposto! Quindi perché avrei dovuto continuare a scrivere a qualcuno che non mi voleva? Questo era chiaro per me: non mi voleva”’. Nonostante ciò la moglie e la figlia di Albert sembrano mantenere rispetto e, forse, amore per lui. “C’è una cosa che devo dire," Elizabeth aggiunge. "Io non so cosa accadde fra loro e quanto tempo ci volle a mia madre per decidere di divorziare, ma (mia madre e mia nonna) non hanno mai detto una parola contro di lui.” Albert, disse, era l'unico tedesco che sua nonna ceca rispettasse. 

Albert morì il 20 dicembre del 1966, reietto e in povertà, il suo petto privo di medaglie e di riconoscimenti formali. Il suo corpo riposa nella tomba di famiglia dei Göring a Monaco. A Hermann non fu concesso un simile onore: in quanto criminale di guerra, le sue ceneri furono buttate in un ruscello fangoso di Monaco. Ancora, nella morte, Hermann continua a dirottare il nome della famiglia Göring: questo sarà per sempre intriso del sangue della sua spietata ideologia e delle azioni criminali. Mentre stavo davanti alla tomba di Albert, mi resi conto che ora ero il più vicino al mio compagno di viaggio degli ultimi tre anni. Albert mi aveva portato dentro i cabaret densi di fumo e i caffè bavaresi, mi aveva lanciato nel centro di una folla inferocita a Vienna, ed ero lì nell’ufficio di Hermann, mentre Albert pregava per la vita di un amico, con la Gestapo alle calcagna. Inciso alla base della tomba, si legge il motto della famiglia Göring: "Wir sind nicht von denen die da weichen sondern von denen die da glauben" – "Noi non siamo fra quelli che si arrendono, ma fra coloro che continuano credere."Guardai un’ultima volta la tomba e mi resi conto che Albert era l'unico che aveva mantenuto questa promessa.

Articolo originale: https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2010/feb...

TRADUZIONE: Chiara Nardone, Classe 4 Scientifico Istituto "S.Caterina" Pisa